“Il compagno Bucharin parla di fondamento “logico”. Tutto il suo ragionamento dimostra che egli, forse inconsciamente; segue il punto di vista della logica formale e scolastica, e non quello della logica dialettica o marxista. Per chiarire questo punto, incomincerò da un esempio semplicissimo, addottato dallo stesso compagno Bucharin. Alla discussione del 30 dicembre egli ha detto:“Compagni, le discussioni che qui si svolgono fanno a molti di voi all’incirca quest’impressione: arrivano due persone e si chiedono reciprocamente che cos’è il bicchiere che sta sulla scrivania. L’uno dice: “E’ un cilindro di vetro, e sia colpito da anatema chiunque dice che non è così”. L’altro dice “Il bicchiere è uno strumento per bere, e sia colpito da anatema chiunque dice che non è così” (p. 46). Con questo esempio, come il lettore vede, il compagno Bucharin voleva spiegarmi in forma popolare quanto sia dannosa l’unilateralità. Gliene sono grato e, per dimostrargli praticamente la mia riconoscenza, rispondo spiegando in forma popolare che cos’è l’eclettismo, a differenza della dialettica. Un bicchiere è indiscutibilmente sia un cilindro di vetro, sia uno strumento per bere. Un bicchiere però non ha soltanto queste due proprietà, o qualità, o aspetti, ma un’infinità di altre proprietà, qualità, aspetti, correlazioni e “mediazioni” con tutto il resto del mondo. Un bicchiere è un oggetto pesante, che si può usare come uno strumento da lanciare. Un bicchiere può servire da fermacarte, da prigione per una farfalla catturata; un bicchiere può avere valore, perché è ornato di un disegno o di un’incisione artistica, indipendentemente dal fatto che sia adatto per berci, che sia di vetro, che la sua forma sia cilindrica o non del tutto, e così via. Proseguiamo. Se mi serve subito un bicchiere come strumento per bere, non m’importa affatto di sapere se la sua forma è perfettamente cilindrica e se esso è realmente fatto di vetro; m’ importa invece che non vi siano fenditure sul fondo, che non ci si tagli le labbra adoperandolo, ecc. Se invece mi occorre un bicchiere non per bere, ma per un uso al quale sia adatto qualsiasi cilindro di vetro, allora mi va bene anche un bicchiere con una fenditura sul fondo o addirittura senza fondo, ecc. La logica, formale, alle quale ci si limita nelle scuole (e alla quale ci si deve limitare, con alcune correzioni, per le classi inferiori), si serve di definizioni formali, attenendosi a ciò che è più consueto o che salta agli occhi più spesso, e qui si ferma. Se, in questo caso, si prendono due o più definizioni e si collegano tra loro in modo assolutamente casuale (cilindro di vetro e strumento per bere), si ottiene una definizione eclettica che si limita a indicare aspetti diversi dell’oggetto. La logica dialettica esige che si vada oltre. Per conoscere realmente un oggetto, bisogna considerare, studiare tutti i suoi aspetti, tutti i suoi legami e le sue “mediazioni”. Non ci arriveremo mai interamente, ma l’esigenza di considerare tutti gli aspetti ci metterà in guardia dagli errori e dalla fossilizzazione. Questo, in primo luogo. In secondo luogo, la logica dialettica esige che si consideri l’oggetto nel suo sviluppo, nel suo “automovimento” (come dice talvolta Hegel), nel suo cambiamento. Per quanto riguarda il bicchiere, ciò non è subito chiaro, ma anche un bicchiere non resta immutabile, e in particolare si modifica la sua destinazione, il suo uso, il suo legame con il mondo circostante. In terzo luogo, tutta la pratica umana deve entrare nella “definizione” completa dell’oggetto, sia come criterio di verità, sia come determinante pratica del legame dell’oggetto con ciò che occorre all’uomo. In quarto luogo, la logica dialettica insegna che “non esiste la verità astratta, la verità è sempre concreta”, come amava dire, sulle orme di Hegel, il defunto Plechanov. (Mi sembra opportuno osservare tra parentesi, per i giovani membri del partito, che non si può diventare un comunista cosciente, etico, senza aver studiato, proprio studiato, tutti gli scritti filosofici di Plechanov, perché è quanto c’è di meglio in tutta la letteratura marxista internazionale.) [A questo proposito non si può non augurarsi in primo luogo, che nell’edizione delle opere di Plechanov, in corso di pubblicazione, tutti gli articoli filosofici siano riuniti in uno o più volumi a sé con un indice assai particolareggiato, ecc. Perché questi volumi devono far parte dei libri di testo obbligatori del comunismo. In secondo luogo, a mio parere, lo Stato operaio deve esigere che i professori di filosofia conoscano l’esposizione della filosofia marxista fatta da Plechanov e sappiano trasmetterla ai loro allievi. Ma questo ci allontana già dalla “propaganda” e ci porta verso l’”amministrazione” (n.d.a.).]

“Lenin, Ancora sui sindacati, sulla situazione attuale e sugli errori di Trotskij e di Bucharin. Pubblicato in opuscolo a Mosca nel 1921. Cfr. Opere complete, v. 32.

Qui il testo completo:

https://paginerosse.wordpress.com/2012/09/08/v-i-lenin-ancora-sui-sindacati/

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