La logica formale si propone di determinare le attività intellettuali indipendentemente dal contenuto di esperienza di ogni affermazione concreta, che per sua natura è sempre particolare e contingente. Questo formalismo si può giustificare con l’esigenza di universalità.
La logica formale studia meccanismo puramente analitici che si risolvono in illazioni, nelle quali il pensiero ha a che fare solo con se stesso. Perché il pensiero formale non obbedisce che alla pura identità con sé: A è A; se A è B e B è C, A è C.
Se si potesse raggiungere questa assoluta indipendenza del contenuto e della forma, risulterebbe impossibile l’applicazione della forma a un contenuto. Meglio ancora, tale applicazione sarebbe possibile a qualsiasi contenuto, anche irrazionale.
In realtà la logica formale non riesce mai a liberarsi completamente del contenuto; ne può solo staccare un frammento, assottigliarlo, renderlo sempre più astratto, senza però poter mai disfarsene del tutto.
I prodotti della logica formale sono i giudizi determinanti, spesso il loro contenuto considerato un mero pretesto per l’applicazione della forma, ma, come osserva Hegel, l’identità vuota, assolutamente semplice non può essere nemmeno formulata.
Quindi, per un verso la logica formale resta sempre in rapporto con il contenuto, e conserva così un certo significato concreto; per un altro verso, rimane sempre legata a un’affermazione generale sul contenuto, cioè a un’ontologia, a un tema dogmatico o metafisico.
La contraddizione è evidente, nonostante le teorie logiche del reale si sono sempre preoccupate di eliminare le contraddizioni della realtà per trasportarle nel pensiero. E lì lasciarle insolute

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