L’ambizione di Hegel coincide con l’ambizione filosofica, con la più segreta aspirazione della vita spirituale considerata come sviluppo e potenza: non escludere niente non lasciare fuori di se nulla, abbandonare e superare qualsiasi posizione unilaterale.
L’hegelismo afferma implicitamente che tutti i conflitti possono essere risolti senza mutilazioni e senza rinunce, in un esplosione di essere; essa afferma che nella vita dello spirito non c’è opzione, non c’è dilemma, non c’è sacrificio necessario.
Oggettivamente si passa per innumerevoli conflitti, ma nessuno è eterno: ogni contraddizione viene superata con un balzo in avanti dello spirito. L’hegelismo resta perciò la sola direzione nella quale si possono inoltrare e formulare un ottimismo e un dinamismo spirituale.
Oltre che una dottrina e un metodo logico, l’hegelismo è un metodo di vita spirituale ancora valido. Non proporsi una pacificazione prematura con sé e con il mondo; non dissimularsi le contraddizioni del mondo, dell’uomo, dell’individuo; anzi approfondirle, nonostante la sofferenza, perché la dilacerazione è feconda, e perché, quando le contraddizioni sono insopportabili, l’esigenza del superamento diventa più forte di ogni resistenza degli elementi che agonizzano: ecco il principio di quella vita spirituale, dolorosa e gioiosa insieme, senza confessioni, in piena chiarezza; essa dice sì al mondo, ma non soltanto sì in un’estasi cieca, dice anche no e respinge tutto ciò che si rivela sterile e moribondo.