Hegel non dimostra che questa serena esteriorizzazione dell’Idea [l’idea che si aliena da sé, quindi esce da sé, si scinde, diviene altro producendo dialettica e poi ritorna a sé] mette in libertà esistenze contraddittorie e non esistenze meramente giustapposte, semplicemente esterne le une alle altre.
Al contrario, accetta la religione, il diritto e l’arte come sfere distinte, e non contraddittorie fra di loro, ovvero con la filosofia, ma solo giustapposte.
A differenza delle altre la Religione ha un contenuto comune con la filosofia e questo contenuto è sottratto allo sviluppo e alla successione del tempo.
L’hegelismo, pur credendo di cogliere tutto il contenuto, limita in realtà il contenuto che accetta; lo accetta senza critica, quale si presenta, e, infine, lo sottrae al divenire dialettico.
In questo caso la contraddizione dialettica esiste solo per il pensiero individuale e finito.
Talora Hegel pone l’Essere immobile e Assoluto, eterna autocoscienza, identità oggettiva che sopprime eternamente ogni contraddizione. Chi fa filosofia così “partecipa” di quell’Assoluto Sapere e deduce il mondo intero dal sua cervello; la forma dell’identità genera il contenuto. Il sistema si costruisce come un’architettura rigida, fatta di triangoli sovrapposti e sospesi per il vertice.
Sulla base di quanto scritto possiamo sostenere che la speculazione hegeliana è ancora impregnata di pensiero magico. Ponendo la “partecipazione” magica all’Essere Assoluto (concepito come Sapere e Ragione) Hegel confonde questa magia con lo sforzo verso un’approfondita razionalità.
Allo stesso tempo la Negatività assume un valore metafisico. Tutto il Sistema Hegeliano oscilla tra l’Essere e il Nulla, tra Oggetto e Soggetto, tra Sapere e Misticismo.