Il Sistema Hegeliano, in quanto sistema, sopprime insieme il Divenire e la Contraddizione. La Contraddizione si riduce a un’essenza logica, ad un rapporto determinabile a priori che lo Spirito ritrova automaticamente in tutte le cose; non è altro che una approssimazione di verità, relativa alle posizione assunte dal nostro limitato intelletto, e perde la sua oggettività non essendo più collegata al processo spontaneo e dal contenuto del pensiero.

Non si tratta più dell’unità concreta di contraddizioni specifiche, ma di identità assolute – Essere o Nulla, poste anticipatamente, ab aeterno.
In questo modo il sistema si ipostatizza e blocca il libero fluire.

Però la contraddizione non può essere distrutta né da Hegel, né dai logici puri. La Contraddizione si vendica ironicamente. L’hegelismo ha voluto mettere fine al divenire conchiuso in un cerchio tranquillo. Il riposo del pensiero in sé, il soddisfacimento pieno dello spirito, non sono che illusioni.

L’hegelismo ha voluto risolvere tutte le contraddizioni del mondo, ma la contraddizione, e anche l’inconseguenza, sono rimaste nell’intimo del sistema.
Hegel immobilizza eternando il Reale che pretende di ricostruire, ed è il reale del suo tempo. Il terzo termine metafisico assume in lui ha la ben nota e ben poco filosofica figurazione dello Stato prussiano.

E invece la vita procede. Gli Stati crollano o si trasformano. L’Universo hegeliano non è dunque altro che il mondo dell’Hegel metafisico, nato dalla sua ambizione speculativa. Non è ancora il mondo degli uomini nella sua drammatica realtà.
Che cosa risponde Hegel alle esigenze degli individui impegnati nella vita, che cercano una strada spirituale e una salvezza umana, che esitano davanti al nulla e vorrebbero lottare contro la morte e avere un avvenire aperto davanti a sé?
Mantiene Hegel le sue promesse?

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