Hegel nella Fenomenologia dello Spirito scrive che il mondo si può giustificare solo se è opera “mia”, opera di cioè che è più alto il me, opera dell’umano e dello Spirito.
In questo modo Hegel si impegna di dimostrare a me, uomo qualsiasi che anche quello che io subisco è prodotto dell’attività umana e spirituale che è in me. Si impegna di giustificare, il passato, il presente e i problemi del presente come condizione dell’esistenza e della formazione della mia libertà.
Ma io non mi riconosco, sostiene Lefebvre e condivido anche io, nel dramma fittizio dell’Idea che si lascia andare a creare il mondo, si aliena e poi si ritrova nel Sistema.
L’hegelismo è un dogma in ultima istanza, e come tale, esige un ascesi, una rinuncia all’esperienza individuale e ai problemi vitali dell’individuo.

Gli individui però si trovano a urtare contro forze ostili, contro nemici reali, contro forme oppressive. Sostenere che queste forme oppressive esistano e operino in forza di un disegno dello Spirito ed è sufficiente esserne coscienti non è una soluzione soddisfacente.

Tuttavia, l’ambizione hegeliana rimane valida, se pur in parte, e coincide con l’ambizione filosofica alla comprensione.
Con Hegel una strada è stata aperta.
Forse sarà possibile superare l’hegelismo nel suo nome stesso, e dal di dentro, partendo dalle sue stesse contraddizioni, conservando l’essenziale del suo movimento.
Forse sarà necessario accogliere in tutta la sua immensità la natura in tutta la sua complessità, la spontaneità, l’ azione, le culture tanto diverse, i problemi vecchi e nuovi , in sintesi il ricco contenuto della vita.

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