Fenomenologia e Logica

Lo Spirito fenomenico, in relazione con un soggetto esistente, è coscienza, “la scienza della coscienza” si chiama Fenomenologia dello Spirito.

La Fenomenologia è una psicologia superiore, che considera “lo Spirito nell’atto in cui si forma e si educa nel suo concetto”, in una serie di manifestazioni che sono “momento della generazione sua da parte di sé”. La storia della filosofie e la filosofia della storia ripercorrono l’esistenza esteriore dello Spirito e le sue tappe.

La Logica, infine, è l’insieme più povero e il più ricco degli studi filosofici e scientifici.
Esso cementa saldamente la pietra dell’edificio hegeliano; è la “scienza del pensiero”, e il pensiero stesso è la determinabilità del contenuto, “l’elemento universale di ogni contenuto” per quanto operi su astrazioni, la logica dialettica è nella verità, anzi, è la stessa verità.
In ogni sfera o momento si ritrova – specificamente – il movimento logico del concetto.

L’Idea

L’identità assolutamente piena, concreta, ricca di tutte le determinazioni, è l’Idea. Nel processo dialettico essa diviene “per sé” quel che era “in sé“, cioè virtualmente, in quanto momento isolabile, esteriorizzabile, in quanto determinazione che doveva essere posta in sé, dunque negativamente, per essere successivamente negata e ricondotta nel vero infinito dell’Idea.

L’Idea ritrova se stessa nel contenuto; essa lo ha dispiegato per manifestarsi, per intrinsecarlo e concentrarlo su di sé.
Lo Spirito e l’Idea, o più esattamente, il Sapere Assoluto, sono il terzo termine supremo che comprende e risolve tutte le opposizioni e contraddizioni dell’universo mondo.

L’Idea si nega manifestandosi, alienandosi, ma si nega conformemente alla sua natura, restando se stessa anche nell’alienazione, ritrovando se stessa nel caso di un processo multiforme.

Diritto, arte, religione sono altrettante sfere distinte, altrettante strade attraverso le quali lo Spirito, arricchendosi di un contenuto sempre più alto, perviene alla conquista di sé, all’Idea.

Gradualità e Divenire

I mutamenti dell’Essere non sono dunque puramente quantitativi, sopravvive sempre una “interruzione di gradualità”, una discontinuità. L’acqua a causa del raffreddamento si fa dura a zero gradi, solo così si ha un “nascere e perire” cioè un divenire reale.

La teoria della gradualità o della pura continuità sopprime il divenire, quando suppone che ciò che scompare continui in realtà a sussistere sebbene sia impercettibile. E che ciò che nasce esistesse già, se pure sotto forma di un minuscolo germe.

Nel Divenire reale, il giusto diventa l’ingiusto e l’eccesso di virtù diventa vizio. Uno Stato che cresce quantitativamente per popolazione e ricchezza cambia la sua natura, la sua struttura, la sua costituzione; può anche crollare dall’interno proprio a causa di quella costituzione che prima della sua espansione, era causa della sua prosperità e della sua potenza.

Il movimento dialettico, detto altrimenti divenire è dunque unità del continuo e del discontinuo, e ciò presuppone salti, mutamenti di determinazioni qualitative e di grado.

Il divenire è uno sviluppo continuo, una evoluzione e insieme è disseminato da salti, da brusche mutazioni e da capovolgimenti. Ma il divenire è anche involuzione, perché porta con sé e riprende ciò da cui è partito, pur dando forma a qualcosa di nuovo.

Non esiste divenire assolutamente rettilineo. Queste “leggi dialettiche” sono l’espressione più generale e la prima analisi del divenire. Si può dire che riassumano i caratteri essenziali, senza i quali non vi è divenire, ma stasi, o, più esattamente, ripetizione “ostinata” di un elemento astratto da parte dell’intelletto.

Queste determinazioni più generali si generano le uno dalle altre, articolandosi esse stessi in un processo. La triplicità delle determinazioni dialettiche è solo un aspetto superficiale, esterno, del modo di conoscenza. In sé il movimento è uno.

Qualità e Quantità

Ogni esistenza determinata è da un lato qualità (immediata determinabilità), ovvero “qualche cosa”. Dall’altro è quantità (estensiva o intensiva), ovvero grado.
Ogni qualità e ogni quantità sono concrete, quindi connesse le une alle altre, ogni qualità è quantitativa, e prende il nome di “misura specifica”.
Quantità e qualità però non si confondo, variano con una certa indipendenza. Possono esservi dei mutamenti quantitativi senza distruzione qualitativa dell’essere considerato e nemmeno senza variazione ma, a un dato momento, la variazione dell’una reagisce sull’altra. Un mutamento quantitativo, rimasto fino a quel momento continuo, diventa bruscamente qualitativo.

Il quanto, nell’esser preso come un termine indifferente, è il lato da cui una esistenza viene insospettatamente afferrata e tirata giù. E’ l’astuzia del concetto, di pigliare una esistenza da questo lato, da cui la sua qualità non sembra venire in giuoco.

hegel, Scienza della logica, 1, pag 407

Può succedere per esempio che l’accrescimento di uno Stato o di un patrimonio può finire per provocare la rovina.
I mutamenti dell’essere, non sono dunque puramente quantitativi. Sopravvive sempre una “interruzione della gradualità, un mutamento profondo e repentino, una discontinuità”. L’acqua per il raffreddamento si fa dura tutt’un tratto, a zero gradi.

Viene prima la Contraddizione o l’Identità?

La domanda se sia anteriore la contraddizione o l’identità non ha un gran peso per la Logica hegeliana. Ogni movimento è contraddittorio perché nulla si muove senza contraddizione immanente.
Lo stesso movimento è una contraddizione, e la contraddizione genera movimento. L’unità è movimento e insieme ragione di movimento.

Il Divenire è dunque la realtà suprema, che provoca necessariamente un’analisi infinita, i cui primi momenti sono l’Essere e il non Essere, l’Identità e la Contraddizione.
Non si tratta quindi della durata bergsoniana, divenire senza discontinuità e senza dramma; movimento amorfo, astratto e puramente psicologico.

Il movimento dialettico hegeliano ha una struttura interna determinata, anch’essa in movimento, il divenire è un tutto , che la Ragione Dialettica penetra con una prima intuizione.
La Logica dialettica è, a un tempo un metodo di analisi e una ricreazione del processo del reale, mediante un movimento del pensiero capace di seguire il Divenire creatore nella sua sinuosità, nei suoi accidenti, nella sua interna struttura.

Secondo la comune concezione, l’analisi dispiega tautologicamente un predicato implicito nel soggetto; se esso è fecondo (come nella scienza), spezza il soggetto e perviene a un elemento il cui rapporto con il tutto resta nel determinato. Nella logica dialettica l’elemento individuato da ogni analisi legittima è un momento del tutto.

L’analisi, nella sua opera di dissezione, produce astrazioni, ma la logica concreta conferisce loro un senso concreto, perché:

  • la sintesi non esclude, ma include l’analisi;
  • l’analisi è dialettica perché perviene a momenti contraddittori;
  • la sintesi è analitica, perché ristabilisce l’unità già implicita nei momenti.

La Logica formale afferma: “A è A”. La Dialettica non dice “A è non A”, perché non ipostatizza la contraddizione, non sostituisce l’assurdità al formalismo.
La Dialettica dice: “A è bensì A”, ma “A è anche non A”, nella misura precisamente in cui la proposizione “A è A” non è tautologica ma ha un contenuto reale.

“Un albero è un albero” solo in quanto è quel tale albero, con foglie, fiori, frutti; in quanto attraversa e conserva in sé quei momenti del suo divenire, che l’analisi individua ma non deve isolare. D’altronde, i fiori diventano frutti, i frutti si staccano e producono altri alberi, il che esprime un rapporto profondo, una differenza che giunge fino a contraddizione.

La Logica formale dice:

  • se una affermazione qualsiasi è vera, essa è e vera;
  • ogni proposizione deve essere vera o falsa.

La Logica dialettica svolge queste affermazioni e dice:

  • Se si considera il contenuto, qualora ci sia contenuto, una proposizione isolata non è né vera, né falsa;
  • ogni proposizione isolata è superata;
  • ogni proposizione fornita di contenuto reale è insieme vera e falsa: vera se superata, falsa se affermata assolutamente

La Logica formale si limita a classificare i tipi astratti di sillogismo. La Logica dialettica, determinando il contenuto, ha ben altra portata: la determinazioni più semplici si ritrovano nelle più complesse, ricavate da un analisi del processo spinta fino al momento più spoglio del contenuto, entrano a loro volta in movimento, quando la ragione le mette in relazione. Esse si articolano dialetticamente, per opposizione, e il loro movimento confluisce nel movimento totale.

Sono dunque leggi di movimento, principi direttivi per l’analisi di movimenti più complessi e più concreti. In ogni realtà concreta bisogna ritrovare:

  • Negazione
  • La contraddizione interna
  • il movimento immanente
  • il positivo e il negativo