Logica formale e senso comune

Per descrivere il Divenire e l’Attività, la Logica formale diventa insufficiente e inadeguata. Del resto la Logica formale è la logica del Senso Comune, che è tarato per fissare qualità, proprietà, aspetti e cose.
Però lo stesso senso comune, messo con le spalle al muro, di fronte al Divenire all’Attività, è costretto a ricorrere ad espressioni come “in quanto”, “sotto questo aspetto”, cioè a prendere “su di sé un pensiero per mantenere l’altro separato come vero”.
La Logica dialettica supera le affermazioni statiche, ma non le distrugge. Non respinge il principio di identità, bensì gli conferisce un contenuto.

L’Essere è l’Essere; L’Universo è uno; la Forza creatrice è la stessa in tutto l’Universo; l’Essenza, manifesta in un’apparenza molteplice è unica; il principio di identità esprime questa unità interna del mondo e di ogni essere. La pietra, in quanto è, e ciò che è, così il pensiero; ma l’identità così espressa è ancora astratta, perché la pietra non è l’uomo pensante.

Il Concreto invece è, a differenza dell’astratto, un’unità ricca e densa, colma di determinazioni, che contiene e sostiene una molteplicità di differenze e di momenti.
L’unità è per così dire, incessantemente conquista sulla contraddizione e sul nulla.

Il Movimento

IL Movimento è Superamento. Ogni realtà, ogni pensiero, deve essere superato in una determinazione più alta, la quale comprende come contenuto, aspetto, antecedente, elemento, cioè “Momento” nel senso dialettico del termine.

Le determinazioni unilaterali, le affermazioni dell’Intelletto non vengono dunque distrutte dalla Ragione Dialettica. L’Intelletto, quando non è più rivolto contro la Ragione appare nella sua verità.

Le verità parziali, le determinazioni finite, le affermazioni limitate si trasformano in errori quando si pongono definitive, e tentano di innalzarsi al di sopra del movimento.
Ogni determinazione finita è vera se considerata relativamente e reintegrata come momento del Movimento totale.

Ogni verità è relativa, ma come tale si situa nell’Assoluto è ha il suo posto nella Verità Assoluta. L’Intelletto è un movimento nel movimento, esso: afferma, pone, nega, analizza, imitando, su un piano più basso, l’attività creatrice.

E’ importantissimo osservare che la logica hegeliana non sopprime la Logica Formale, ma la supera: cioè precisamente: la conserva, la salva e le attribuisce un significato concreto.

La Logica Formale è la logica dell’istante, dell’affermazione e dell’oggetto isolati e protetti nel loro isolamento, è la logica di un mondo semplificato: questa tavola è evidentemente una tavola se considerata al di fuori di ogni relazione con l’attività creatrice, astrazione fatta dell’azione logoratrice del tempo; questa lampada non è un libro.

La Logica Formale è la logica dell’astrazione come tale. A essa è subordinato il linguaggio, come insieme di simboli che servono a comunicare un significato isolato e che debba conservare lo stesso significato durante tutta la trasmissione verbale.

Il Divenire della Ragione Dialettica

La Ragione Dialettica supera tutte le immobili categorie dell’Intelletto: le annulla in quanto isolate, e con ciò restituisce la verità del processo totale della realtà e del pensiero, del contenuto e della forma.

La qualità superata è la quantità, la misura (quantum specifico) supera la quantità, perché unifica la qualità e la quantità.
La misura superata è l’essenza o, “l’Essere ritornato, dalla sua immediatezza e dal suo rapporto indifferente con altro nella semplice unità con sé stesso“.
L’essenza superata è il fenomeno, poiché esso deve manifestarsi essendo Ragion d’Essere, principio di esistenza determinata, totalità di determinazioni e di proprietà, cioè “cosa“.
Superati a loro volta il fenomeno e il mutuo rapporto delle determinazione, proprietà e parti della cosa, diventano attualità o sostanzialità, dunque causalità, azione reciproca.
Il concetto supera la realtà o sostanzialità. Superato a sua volta il concetto diventa obiettività e questo è superato a sua volta dall’Idea.
L’idea superandosi, esce da se stessa, si aliena nella natura, il superamento (aufeben) della natura si trova nello Spirito Soggettivo, infine nel Sapere Assoluto, cioè nell’Idea Assoluta, ovvero, identità dell’idea teorica e pratica, della conoscenza e dell’attività produttiva.

Negazione della Negazione

  • Il primo termine è quello immediato (l’affermazione)
  • Il secondo termine è invece mediato e mediatore (la negazione)
  • il terzo termine è immediato per il superamento della mediazione, e semplice per il superamento della differenza


La Negazione si nega, proprio in virtù della sua relazione interna con l’affermazione, perché è un’altra Affermazione e perché anche l’Affermazione è una negazione.
Nella Negazione della Negazione si ritrova l’Affermazione arricchita e più determinata e la Negazione, la cui determinazione si è aggiunta alla prima.

Il terzo termine quindi si ritorce verso il primo, negando il secondo, ossia negando la negazione, negando la limitazione del primo termine. In questo modo il terzo termine libera il contenuto del primo termine sopprimendo ciò che lo rendeva incompleto, limitato, destinato ad essere negato.

L’unilateralità viene in questo modo distrutta e superata, negare l’unilateralità significa negare la negazione e porre una più alta determinazione. La contraddizione, che spingeva ogni termine al di là di lui stesso, togliendolo dalla sua finitezza o inserendolo nel movimento totale è risolta.

Il terzo termine unifica e supera gli opposti conservandoli in quel che aveva di determinato. Dopo una fase di scissione, l’unità trionfa.

Quella del togliere e del tolto [il superamento] è una determinazione fondamentale, che ritorna addirittura dappertutto […] quello che si toglie[si supera] non perciò diviene nulla. […] Ciò che è tolto [superato], all’incontro, è un mediato, è un “non essere”, ma,, come risultato derivato da un essere, ha ancora in sé la determinazione da cui proviene la parola togliere [aufheben] che ha nella lingua il doppio senso, per cui vale quanto conservare, ritenene, e nello stesso tempo vale quanto cessare, mettere fine1

  1. Hegel, Scienza della Logica, I ,pag. 105-106 ↩︎

Così il pensiero del niente è soltanto la rappresentazione ancora astratta dell’infinità fecondità dell’universo. Ipostatizzare l’Essere e il Non Essere, la qualità e la quantità, la causa e il fine ultimo, significa negare il movimento.

Essere, Nulla, Divenire

La nozione del terzo termine, negazione della negazione (conosciuta come sintesi) reagisce in maniera decisiva sulla nozione di contraddizione. La contraddizione non è più sinonimo di assurdità, esitazione, incertezza e confusione del pensiero, ma è:

  1. il conflitto necessario delle determinazioni finite, in cui i termini vengono messi in un chiaro rapporto;
  2. Il movimento, nel contenuto e nella forma;
  3. Il divenire che nella contrapposizione genera qualcosa di nuovo e di altro.

Il pensiero del Nulla in generale non è altro che il pensiero dell’Essere in generale. Si avverte subito la vacuità e l’insufficienza di entrambi proprio in quanto termini isolati.
L’Essere non è e il Nulla è, è vero in quanto essi si possono comprendere solo se messi in relazione l’uno all’altro, coinvolti nel medesimo processo e compresi nel Divenire.

Il Divenire è divenire di qualcosa, di un Essere. Il Nulla è la fine di ciò che è, passaggio e transizione ad altro, quindi è limite, scomparsa e creazione, virtualità e nascimento.
Dialetticamente uniti Essere e Nulla ritrovano la concretezza, ritornano all’unità semovente.

Il Divenire è la prima esistenza determinata, il primo Concreto, di cui il mero Essere e il mero Nulla sono solo dei momenti astratti.