Kant e la Dialettica

Kant aveva aperto alla Logica una strada nuova; aveva distinto giudizi analitici (formalmente rigorosi, ma sterili) e giudizi sintetici (nei quali il pensiero progredisce, ma mediante la constatazione di un fatto contingente), ma si era sforzato di dimostrare l’esistenza di giudizi fecondi, rigorosi, necessari e non tautologici: i giudizi sintetici a priori.

La problematicità risiedeva nel fatto che Kant aveva concepito i giudizi sintetici a priori come forma pura e vuota, separata dal contenuto, come strumenti della conoscenza indifferenti alla materia e soggettivi rispetto all’oggetto. In breve, li aveva concepiti ancora secondo il formalismo tradizionale.

Per Hegel un tale dualismo andava superato, ma ciò significa che una volta sviluppato e profondamente modificato il pensiero kantiano si rivela infinitamente fecondo, e si trasforma in una logica nuova.

Non fu Hegel a scoprire la contraddizione, egli insistette sul fatto che ogni pensiero, ogni filosofia, anche quando opta per uno dei termini sforzandosi di escludere l’altro, continua ad andare avanti attraverso contraddizioni, in un processo che deve fare i conti con qualcosa di altro da sé, negando così la propria iniziale affermazione.

Questo momento dialettico si ritrova dovunque, in tutte le epoche, anche se non è chiaro e consapevole.
Hegel scoprì il terzo termine, che risulta dall’arricchimento di ogni determinazione mediante la negazione e il superamento della stessa. Si attiva rigorosamente , come un momento nuovo dell’Essere e del Pensiero, quando i due termini si trovano in contraddizione

La Logica hegeliana procede con pieno rigore determinando per ogni contraddizione interna il terzo termine. Esso genera così le determinazioni e le categorie di pensiero. La sintesi non è più a priori come in Kant, ovvero statica, fissa e, soprattutto, venuta non si sa da dove.

La tavola kantiana delle categorie era insieme formale e empirica. Pur senza aver dimostrato l’unità necessaria e interna delle categorie, Kant le ricollegava arbitrariamente all’unità dell’appercezione trascendentale, all’Io astratto.

Hegel si sforzò di mostrare l’unità immanente delle categorie e di produrle prescindendo da ogni presupposto empirico e formale. Ovvero, di farle nascere dal movimento interno delle Spirito, attraverso un processo rigoroso e progressivo, nel quale ogni determinazione deriva dalle precedenti per via della dinamica di opposizione e risoluzione.
Cioè di sintesi


Il Momento Negativo e la Dialettica

Il Momento Negativo, che la sofistica come lo scetticismo e in genere l’Antica Dialettica isolavano e volgevano contro il Pensiero Logico, assume, nella Dialettica Moderna il suo posto e la sua funzione.
Esso esprime la processualità del contenuto, l’anima immanente del contenuto che si supera, di quel contenuto di cui nessun elemento basta a se stesso e può restare chiuso in sé stesso.

“il negativo è insieme anche positivo, ossia, quello che si contraddice non si risolve nello zero, nel nulla astratto, ma si risolve solo nella sua negazione del suo contenuto particolare, vale a dire che una tal negazione non è una negazione qualunque, ma è negazione di quella cosa determinata che si risolve ed è perciò negazione determinata. Bisogna, in altre parole, sapere conoscere che nel risultato è essenzialmente contenuto quello da cui esso risulta […] Quel che risulta, la negazione, in quanto è negazione determinata, ha un contenuto. Codesta negazione è un nuovo concetto, ma è un concetto che più ricco del precedente. Esso è infatti divenuto più ricco di quel tanto ch’è costituito dalla negazione, o dall’opposto di quel concetto. Contiene il concetto precedente ma contiene di più, è l’unità di quel concetto e del suo opposto.

Hegel, scienza della logica, 1, 37.38

Il “Contenuto”, ovvero i prodotti dello Spirito

Nella filosofia hegeliana lo Spirito umano si propone dunque di far emergere tutti i suoi prodotti oggettivi nei vari campi della sua attività, i prodotti oggettivi dello spirito sono: arte, religione, vita sociale, scienza e storia.

Compito specifico dello Spirito sarà quello di innalzarli nella sua forma più cosciente, ovvero nella forma del concetto superando tutto ciò che scinde tale contenuto, lo disperde e lo rende esteriore al pensiero razionale.

Questo contenuto è dato come molteplicità di rappresentazioni, ovvero: desideri, oggetti sensibili, impressioni, intuizioni ed esperienza umana in genere. Bisogna districare da questo insieme di cose le nozioni che vi sono immerse. Per questo bisogna definire la stessa Ragione mediante il processo di pensiero che discute, sgretola, dissolve le affermazioni particolari e i contenuti limitati riuscendo a passare dall’uno all’altro per riconnetterli e dominarli.

Solo così la Dialettica, intesa come rapporto immediato del pensiero con il contenuto diverso e mutevole, non resta fuori ma si immedesima nella Logica. La Dialettica trasforma, e trasformandosi diventa vita, movimento interno al pensiero, contenuto e forma insieme.

Se l’Intelletto determina e persiste nelle sue determinazioni, la Ragione, in quanto Ragione Dialettica, dissolve queste determinazioni facendo emergere l’universale dal particolare.
Non esiste oggetto nel quale non si possano trovare contraddizioni, cioè due determinazioni opposte e necessarie.

Scetticismo e Dialettica

Lo scetticismo, al quale pervengono le discussioni senza fine, ha il suo lato buono: introduce utilmente nel pensiero la contraddizione, ovvero l’elemento negativo.

Se in una proposizione qualsiasi che esprima una conoscenza della ragione, si isola l’elemento riflesso di questo stesso, come ad esempio i concetti che vi sono contenuti, e si considera il modo in cui sono connessi, si vede, necessariamente, che questi concetti sono insieme superati o che sono connessi in maniera contradditoria.
L’elemento negativo dello scetticismo dissolve, ponendole in contrasto fra di loro, le rappresentazioni limitate e contradditore con cui l’intelletto, nelle sue affermazioni, pone invece sempre come assolute.
L’intelletto in generale si pone come assoluto, mentre è soltanto una facoltà limitata, momentanea, e in ultima istanza provvisoria, e come tale ha la tendenza a cadere in antinomie logiche.
Lo scetticismo sano, quindi, ha avuto nella storia del pensiero sempre la funzione di distruggere il dogmatismo volgare.

La contraddizione principale: rigorismo logico e fecondità produttiva

La logica formale ha fatto deragliare il pensiero razionale in una serie di contraddizioni, la più importante di tutte è la contraddizione tra rigore logico e fecondità produttiva.
Nel sillogismo il pensiero è rigorosamente coerente soltanto se si mantiene nella ripetizione degli stessi termini. Però è altrettanto noto che quel che permette di passare dai fatti alle leggi non è l’induzione rigorosa. Ogni fatto, ogni costatazione sperimentale introduce nel pensiero un elemento nuovo, dunque non necessario dal punto di vista del formalismo logico.

La logica e la filosofia restano al di fuori della scienza, ovvero la seguono per constatarne i metodi specifici, senza recar loro alcun contributo. Reciprocamente, le scienze stanno fuori – al di sotto e al di sopra di esse – e i loro metodi di ricerca nulla hanno a che vedere con la logica rigorosa
Lo scienziato dimostra il movimento del pensiero progredendo nella conoscenza; ma il filosofo si vendica mettendo in discussione il valore della scienza.

In secondo luogo, se l’essere è ciò che è e mai altro, se ogni idea è assolutamente vera o assolutamente falsa, le contraddizioni reali dell’esistenza e del pensiero vengono escluse dal dominio del pensiero. Ciò che nelle cose e nella coscienza è mobile e diverso resta abbandonato alla dialettica, intesa nella vecchia e impropria accezione del termine, ovvero, come discussione senza rigore, propria del sofista e dell’avvocato libero di sostenere a pacer suo il pro e il contro.

Il pensiero, una volta definito dall’identità, viene contemporaneamente consegnato all’immobilità. Si pone così la contraddizione tra la struttura rigida dell’intelletto e la mobilità del reale, tra il pensiero chiaro e solido e le forze mutevoli dell’esperienza reale. La logica diventa qualcosa di fittizio, diventa pensiero puro e di contro il reale appare impuro, viene spinto nell’irrazionale rimane in balia di esso.

Quando Hegel entrò nella vita filosofico, trovò il pensiero più elaborato, la Ragione, intesa in termini kantiani, profondamente dilaniata da questi conflitti interni. Il dualismo kantiano li aveva accentuati sino a renderli intollerabili, dissociando deliberatamente forma e contenuto.: il pensiero su ciò che ci appare e la cosa in sé; la facoltà di conoscere e l’oggetto della nostra conoscenza.

Hegel si propose di risolvere i conflitti tra elementi che gli giungevano disgiunti e opposti e di riaffermarli nel loro processo . Questo proposito già racchiudeva il metodo e l’idea centrale della dottrina hegeliana, la coscienza di una unità infinitamente più ricca di pensiero e reale, di forma e contenuto.

Per Hegel sussiste un’unità necessaria, implicita nei conflitti interni del pensiero che è necessario conquistare e definire superando i termini unilaterali che sono entrati in conflitto tra loro, perché ogni conflitto è un rapporto.
Divenne necessario anzitutto reintegrare nel pensiero rigoroso l’arte della discussione e della controversia: la discussione è incerta e inconcludente, quando non è diretta da un pensiero già sicuro di sé; la discussione è libera e viva, si muove tra tesi e antitesi, ovvero tra termini diversi, mutevoli e opposti.