Il mondo oggettivo rimane costituito da fatti irriducibili, isolati e immutabili, da essenze o sostanze o parti, esterne le une alle altre.
Queste essenze sono quel che sono in base al principio di identità applicato in modo assoluto: per di più, la logica dell’identità è stata vincolata quasi sempre alla metafisica dell’Essere: talvolta a un atomismo metafisico, come nel caso di Duhring, altre volte a una teoria della struttura spirituale, nel caso di Husserl, altre volte ad una ontologia della sensazione, per esempio nel caso del Circolo di Vienna.
Nonostante tutte queste diversificazioni, il principio d’identità associato all’ontologia non è mai indipendente da un dogmatismo di fondo che concepisce una parte limitata del contenuto. Ciò perché: l’essere, ogni essere, è identico a sé, e in tal modo si definisce; l’identità viene allora concepita come contenuto, il suo proprio contenuto.
Questa tradizione metafisica affonda le sue radici nell’aristotelismo più astratto, quello meno profondo. Fino a Leibniz, il pensiero occidentale ha compiuto uno sforzo eroico e vano per trarre il contenuto dalla forma, per passare logicamente dall’Essere pensato all’essere esistente.
L’impresa non ha portato a risultato alcuno perché nella metafisica il contenuto unilaterale: accettato dogmaticamente; isolato; fissata; trasposto in forma trascendente.
In questo modo il postulato logico- metafisico nulla ha da invidiale ai principi del pensiero magico, il rapporto tra forma e contenuto è concepito come partecipazione.
Questo spiega perché nei secoli la logica formale non è mai riuscita a trovare una valida alternativa alle dottrine mistiche, nonostante il rigore razionale.
Logica formale e pensiero magico si sono sempre confrontate sullo stesso piano e la suggestione ha sempre prevalso sul rigore.
La logica formale lascia aperto un quesito essenziale e irrinunciabile: come unire forma e contenuto?
Visto il fallimento del formalismo logico, non sarà il caso di invertite il senso della ricerca e andare dal contenuto alla forma, anziché dalla forma al contenuto?
Dialettica e logica formale 1
La logica formale si propone di determinare le attività intellettuali indipendentemente dal contenuto di esperienza di ogni affermazione concreta, che per sua natura è sempre particolare e contingente. Questo formalismo si può giustificare con l’esigenza di universalità.
La logica formale studia meccanismo puramente analitici che si risolvono in illazioni, nelle quali il pensiero ha a che fare solo con se stesso. Perché il pensiero formale non obbedisce che alla pura identità con sé: A è A; se A è B e B è C, A è C.
Se si potesse raggiungere questa assoluta indipendenza del contenuto e della forma, risulterebbe impossibile l’applicazione della forma a un contenuto. Meglio ancora, tale applicazione sarebbe possibile a qualsiasi contenuto, anche irrazionale.
In realtà la logica formale non riesce mai a liberarsi completamente del contenuto; ne può solo staccare un frammento, assottigliarlo, renderlo sempre più astratto, senza però poter mai disfarsene del tutto.
I prodotti della logica formale sono i giudizi determinanti, spesso il loro contenuto considerato un mero pretesto per l’applicazione della forma, ma, come osserva Hegel, l’identità vuota, assolutamente semplice non può essere nemmeno formulata.
Quindi, per un verso la logica formale resta sempre in rapporto con il contenuto, e conserva così un certo significato concreto; per un altro verso, rimane sempre legata a un’affermazione generale sul contenuto, cioè a un’ontologia, a un tema dogmatico o metafisico.
La contraddizione è evidente, nonostante le teorie logiche del reale si sono sempre preoccupate di eliminare le contraddizioni della realtà per trasportarle nel pensiero. E lì lasciarle insolute
le 7 tesi del materialismo dialettico
in relazione allo scetticismo e al dogmatismo
- In ogni idea c’è qualcosa di vero;
- Nulla è assolutamente falso e assurdo;
- Confrontando tesi diverse, il pensiero cerca spontaneamente una superiore unità;
- Ogni tesi è falsa per quello che afferma assolutamente;
- Ogni tesi è vera per quello che afferma relativamente;
- Ogni tesi è vera per quello che nega relativamente;
- Ogni tesi è falsa per quello che nega assolutamente.