L’ambizione hegeliana
Hegel nella Fenomenologia dello Spirito scrive che il mondo si può giustificare solo se è opera “mia”, opera di cioè che è più alto il me, opera dell’umano e dello Spirito.
In questo modo Hegel si impegna di dimostrare a me, uomo qualsiasi che anche quello che io subisco è prodotto dell’attività umana e spirituale che è in me. Si impegna di giustificare, il passato, il presente e i problemi del presente come condizione dell’esistenza e della formazione della mia libertà.
Ma io non mi riconosco, sostiene Lefebvre e condivido anche io, nel dramma fittizio dell’Idea che si lascia andare a creare il mondo, si aliena e poi si ritrova nel Sistema.
L’hegelismo è un dogma in ultima istanza, e come tale, esige un ascesi, una rinuncia all’esperienza individuale e ai problemi vitali dell’individuo.
Gli individui però si trovano a urtare contro forze ostili, contro nemici reali, contro forme oppressive. Sostenere che queste forme oppressive esistano e operino in forza di un disegno dello Spirito ed è sufficiente esserne coscienti non è una soluzione soddisfacente.
Tuttavia, l’ambizione hegeliana rimane valida, se pur in parte, e coincide con l’ambizione filosofica alla comprensione.
Con Hegel una strada è stata aperta.
Forse sarà possibile superare l’hegelismo nel suo nome stesso, e dal di dentro, partendo dalle sue stesse contraddizioni, conservando l’essenziale del suo movimento.
Forse sarà necessario accogliere in tutta la sua immensità la natura in tutta la sua complessità, la spontaneità, l’ azione, le culture tanto diverse, i problemi vecchi e nuovi , in sintesi il ricco contenuto della vita.
Terza Critica alla dialettica hegeliana. La soppressione della Contraddizione e del Divenire
Il Sistema Hegeliano, in quanto sistema, sopprime insieme il Divenire e la Contraddizione. La Contraddizione si riduce a un’essenza logica, ad un rapporto determinabile a priori che lo Spirito ritrova automaticamente in tutte le cose; non è altro che una approssimazione di verità, relativa alle posizione assunte dal nostro limitato intelletto, e perde la sua oggettività non essendo più collegata al processo spontaneo e dal contenuto del pensiero.
Non si tratta più dell’unità concreta di contraddizioni specifiche, ma di identità assolute – Essere o Nulla, poste anticipatamente, ab aeterno.
In questo modo il sistema si ipostatizza e blocca il libero fluire.
Però la contraddizione non può essere distrutta né da Hegel, né dai logici puri. La Contraddizione si vendica ironicamente. L’hegelismo ha voluto mettere fine al divenire conchiuso in un cerchio tranquillo. Il riposo del pensiero in sé, il soddisfacimento pieno dello spirito, non sono che illusioni.
L’hegelismo ha voluto risolvere tutte le contraddizioni del mondo, ma la contraddizione, e anche l’inconseguenza, sono rimaste nell’intimo del sistema.
Hegel immobilizza eternando il Reale che pretende di ricostruire, ed è il reale del suo tempo. Il terzo termine metafisico assume in lui ha la ben nota e ben poco filosofica figurazione dello Stato prussiano.
E invece la vita procede. Gli Stati crollano o si trasformano. L’Universo hegeliano non è dunque altro che il mondo dell’Hegel metafisico, nato dalla sua ambizione speculativa. Non è ancora il mondo degli uomini nella sua drammatica realtà.
Che cosa risponde Hegel alle esigenze degli individui impegnati nella vita, che cercano una strada spirituale e una salvezza umana, che esitano davanti al nulla e vorrebbero lottare contro la morte e avere un avvenire aperto davanti a sé?
Mantiene Hegel le sue promesse?
La dialettica hegeliana, seconda riflessione critica
Hegel non dimostra che questa serena esteriorizzazione dell’Idea [l’idea che si aliena da sé, quindi esce da sé, si scinde, diviene altro producendo dialettica e poi ritorna a sé] mette in libertà esistenze contraddittorie e non esistenze meramente giustapposte, semplicemente esterne le une alle altre.
Al contrario, accetta la religione, il diritto e l’arte come sfere distinte, e non contraddittorie fra di loro, ovvero con la filosofia, ma solo giustapposte.
A differenza delle altre la Religione ha un contenuto comune con la filosofia e questo contenuto è sottratto allo sviluppo e alla successione del tempo.
L’hegelismo, pur credendo di cogliere tutto il contenuto, limita in realtà il contenuto che accetta; lo accetta senza critica, quale si presenta, e, infine, lo sottrae al divenire dialettico.
In questo caso la contraddizione dialettica esiste solo per il pensiero individuale e finito.
Talora Hegel pone l’Essere immobile e Assoluto, eterna autocoscienza, identità oggettiva che sopprime eternamente ogni contraddizione. Chi fa filosofia così “partecipa” di quell’Assoluto Sapere e deduce il mondo intero dal sua cervello; la forma dell’identità genera il contenuto. Il sistema si costruisce come un’architettura rigida, fatta di triangoli sovrapposti e sospesi per il vertice.
Sulla base di quanto scritto possiamo sostenere che la speculazione hegeliana è ancora impregnata di pensiero magico. Ponendo la “partecipazione” magica all’Essere Assoluto (concepito come Sapere e Ragione) Hegel confonde questa magia con lo sforzo verso un’approfondita razionalità.
Allo stesso tempo la Negatività assume un valore metafisico. Tutto il Sistema Hegeliano oscilla tra l’Essere e il Nulla, tra Oggetto e Soggetto, tra Sapere e Misticismo.
Forma e Contenuto, tentativo di ricapitolazione.
La forma non viene dunque criticata in funzione del contenuto e non viene tratta una esplicazione di essa, ma viene posta in funzione delle esigenze e del rigore formale e delle necessità della sistemazione filosofica.
Il pensiero è dunque la scaturigine segreta del contenuto. Solo in apparenza lo Spirito riceve il contenuto dal di fuori, secondi i presupposti non filosofici dell’osservazione e dell’esperienza.
- Il movimento del pensiero non è altro che un ritorno a sé;
- il contenuto può essere inserito in un sistema chiuso, circolare, solo perché è già emanazione dello Spirito che pone quella forma
- non si tratta più di elevare liberamente il contenuto fino al concetto, ma di ritrovare nel contenuto una certa forma del concetto, posta a priori rispetto al contenuto, circolare, chiusa, totale in un senso particolare, cioè come totalità chiusa;
- il pensiero non afferra altro che sé;
- il soggetto pensante non fa che assistere a questo sviluppo dell’Idea;
- la materia della conoscenza, il contenuto, viene così determinato dalla forma