Il problema dell’azione in Hegel

Se tutto il contenuto fosse circoscritto e definito dall’hegelismo che cosa resterebbe per l’arte e per la scienza autonoma, che cosa rimarrebbe per il futuro, per l’azione?

L’hegelismo, in quanto sistema compiuto, perviene, come il formalismo tradizionale, a un dissidio tra la capacità di invenzione e la conoscenza, fra la fecondità e il rigore.
Come può essere intesa l’azione in termini hegeliani?

  • L’azione può essere una caduta dalla contemplazione e dalla vita interiore;
  • L’azione può interpretarsi come la fecondazione del pensiero attraverso un contatto con il mondo esterno
  • L’azione può essere un’essenza distinta, parallela al pensiero e giustapposta alle altre essenze, l’unità che per esempio rimane trascendente, ma in ogni caso, l’azione ha sue leggi specifiche

Di certo possiamo dire che l’azione rompe i circoli viziosi, le contraddizioni del pensiero statico. La pratica è curatrice. Essa non può essere dedotta dal concetto, ha le sue proprie esigenze, la propria disciplina, forse anche la sua logica.

Da Hegel in poi il problema dell’azione e della pratica si è imposto al pensiero filosofico, che ha tentato di definire le categorie specifiche dell’azione e talvolta ha volto l’azione contro il pensiero, sforzandosi di concepire l’azione pura, l’azione che non è altro che azione, applicando così l’intelletto e il formalismo al problema nuovo dell’azione.

Certo Hegel faceva posto all’azione, concepiva l’Idea assoluta come unità della prassi e delle teoresi, dell’attività creatrice e del pensiero. Lo Spirito supera l’immediato, modifica l’oggetto e lo trasforma, lo assimila. L’azione imita lo spirito come per esempio quando si mangia un alimento. Lo Spirito hegeliano si del mondo, lo divora, lo fa scomparire.

Hegel non ha chiarito l’azione in sé, in quanto essa urta contro un soggetto che non può fare sparire spiritualmente.
Ma Hegel non ha chiarito l’azione in sé. Non ha sviluppato l’analisi kantiana della Ragion pratica: ha determinato un concetto dell’azione, ha confuso l’azione con la teoria dell’azione.

I due Uomini di Hegel

Come ha dimostrato in Lezioni di Estetica, la cultura moderna obbliga l’uomo a vivere:

Entro due mondi che si contraddicono […]. Da un lato vediamo l’uomo vivere nell’attualità banale e temporale di questo mondo, schiacciato dai bisogni e dalla miseria, invischiato nella materia; dall’altro l’uomo stesso che si innalza fino alle idee, al regno del pensiero e della libertà; come volontà che si da delle leggi.

Così lo Spirito e la Carne, la realtà quotidiana e il pensiero, la necessità reale e la libertà ideale, la schiavitù pratica e la potenza teorica dell’intelligenza, la vita miserabile e la regalità splendida ma fittizia dell’idea, stanno in conflitto tra di loro,
Da un secolo a questa parte, questa coscienza infelice del mondo moderno si è sempre moltiplicata e accentrata, fino a diventare insopportabile.

A questo punto, è necessario iniziare a porre un po’ di questioni.

  • Hegel ha veramente afferrato l’intero contenuto dell’esperienza umana?
  • Lo ha afferrato nel suo genuino processo?
  • E’ veramente partito dal contenuto per enucleare la forma nella sua verità?
  • Ha veramente innalzato a pensiero tutti i gradi e tutta la profondità del contenuto?
  • Senza subordinarlo ad una dorma presupposta e senza ritrarlo indietro verso un contenuto qual è immediatamente dato?
  • La Natura e la Vita non partono già con un contenuto infinitamente ricco?

La Dialettica hegeliana – prima riflessione critica

L’ambizione di Hegel coincide con l’ambizione filosofica, con la più segreta aspirazione della vita spirituale considerata come sviluppo e potenza: non escludere niente non lasciare fuori di se nulla, abbandonare e superare qualsiasi posizione unilaterale.

L’hegelismo afferma implicitamente che tutti i conflitti possono essere risolti senza mutilazioni e senza rinunce, in un esplosione di essere; essa afferma che nella vita dello spirito non c’è opzione, non c’è dilemma, non c’è sacrificio necessario.

Oggettivamente si passa per innumerevoli conflitti, ma nessuno è eterno: ogni contraddizione viene superata con un balzo in avanti dello spirito. L’hegelismo resta perciò la sola direzione nella quale si possono inoltrare e formulare un ottimismo e un dinamismo spirituale.

Oltre che una dottrina e un metodo logico, l’hegelismo è un metodo di vita spirituale ancora valido. Non proporsi una pacificazione prematura con sé e con il mondo; non dissimularsi le contraddizioni del mondo, dell’uomo, dell’individuo; anzi approfondirle, nonostante la sofferenza, perché la dilacerazione è feconda, e perché, quando le contraddizioni sono insopportabili, l’esigenza del superamento diventa più forte di ogni resistenza degli elementi che agonizzano: ecco il principio di quella vita spirituale, dolorosa e gioiosa insieme, senza confessioni, in piena chiarezza; essa dice sì al mondo, ma non soltanto sì in un’estasi cieca, dice anche no e respinge tutto ciò che si rivela sterile e moribondo.

Fenomenologia e Logica

Lo Spirito fenomenico, in relazione con un soggetto esistente, è coscienza, “la scienza della coscienza” si chiama Fenomenologia dello Spirito.

La Fenomenologia è una psicologia superiore, che considera “lo Spirito nell’atto in cui si forma e si educa nel suo concetto”, in una serie di manifestazioni che sono “momento della generazione sua da parte di sé”. La storia della filosofie e la filosofia della storia ripercorrono l’esistenza esteriore dello Spirito e le sue tappe.

La Logica, infine, è l’insieme più povero e il più ricco degli studi filosofici e scientifici.
Esso cementa saldamente la pietra dell’edificio hegeliano; è la “scienza del pensiero”, e il pensiero stesso è la determinabilità del contenuto, “l’elemento universale di ogni contenuto” per quanto operi su astrazioni, la logica dialettica è nella verità, anzi, è la stessa verità.
In ogni sfera o momento si ritrova – specificamente – il movimento logico del concetto.

L’Idea

L’identità assolutamente piena, concreta, ricca di tutte le determinazioni, è l’Idea. Nel processo dialettico essa diviene “per sé” quel che era “in sé“, cioè virtualmente, in quanto momento isolabile, esteriorizzabile, in quanto determinazione che doveva essere posta in sé, dunque negativamente, per essere successivamente negata e ricondotta nel vero infinito dell’Idea.

L’Idea ritrova se stessa nel contenuto; essa lo ha dispiegato per manifestarsi, per intrinsecarlo e concentrarlo su di sé.
Lo Spirito e l’Idea, o più esattamente, il Sapere Assoluto, sono il terzo termine supremo che comprende e risolve tutte le opposizioni e contraddizioni dell’universo mondo.

L’Idea si nega manifestandosi, alienandosi, ma si nega conformemente alla sua natura, restando se stessa anche nell’alienazione, ritrovando se stessa nel caso di un processo multiforme.

Diritto, arte, religione sono altrettante sfere distinte, altrettante strade attraverso le quali lo Spirito, arricchendosi di un contenuto sempre più alto, perviene alla conquista di sé, all’Idea.