La Ragione Dialettica supera tutte le immobili categorie dell’Intelletto: le annulla in quanto isolate, e con ciò restituisce la verità del processo totale della realtà e del pensiero, del contenuto e della forma.
La qualità superata è la quantità, la misura (quantum specifico) supera la quantità, perché unifica la qualità e la quantità.
La misura superata è l’essenza o, “l’Essere ritornato, dalla sua immediatezza e dal suo rapporto indifferente con altro nella semplice unità con sé stesso“.
L’essenza superata è il fenomeno, poiché esso deve manifestarsi essendo Ragion d’Essere, principio di esistenza determinata, totalità di determinazioni e di proprietà, cioè “cosa“.
Superati a loro volta il fenomeno e il mutuo rapporto delle determinazione, proprietà e parti della cosa, diventano attualità o sostanzialità, dunque causalità, azione reciproca.
Il concetto supera la realtà o sostanzialità. Superato a sua volta il concetto diventa obiettività e questo è superato a sua volta dall’Idea.
L’idea superandosi, esce da se stessa, si aliena nella natura, il superamento (aufeben) della natura si trova nello Spirito Soggettivo, infine nel Sapere Assoluto, cioè nell’Idea Assoluta, ovvero, identità dell’idea teorica e pratica, della conoscenza e dell’attività produttiva.
Negazione della Negazione
- Il primo termine è quello immediato (l’affermazione)
- Il secondo termine è invece mediato e mediatore (la negazione)
- il terzo termine è immediato per il superamento della mediazione, e semplice per il superamento della differenza
La Negazione si nega, proprio in virtù della sua relazione interna con l’affermazione, perché è un’altra Affermazione e perché anche l’Affermazione è una negazione.
Nella Negazione della Negazione si ritrova l’Affermazione arricchita e più determinata e la Negazione, la cui determinazione si è aggiunta alla prima.
Il terzo termine quindi si ritorce verso il primo, negando il secondo, ossia negando la negazione, negando la limitazione del primo termine. In questo modo il terzo termine libera il contenuto del primo termine sopprimendo ciò che lo rendeva incompleto, limitato, destinato ad essere negato.
L’unilateralità viene in questo modo distrutta e superata, negare l’unilateralità significa negare la negazione e porre una più alta determinazione. La contraddizione, che spingeva ogni termine al di là di lui stesso, togliendolo dalla sua finitezza o inserendolo nel movimento totale è risolta.
Il terzo termine unifica e supera gli opposti conservandoli in quel che aveva di determinato. Dopo una fase di scissione, l’unità trionfa.
Quella del togliere e del tolto [il superamento] è una determinazione fondamentale, che ritorna addirittura dappertutto […] quello che si toglie[si supera] non perciò diviene nulla. […] Ciò che è tolto [superato], all’incontro, è un mediato, è un “non essere”, ma,, come risultato derivato da un essere, ha ancora in sé la determinazione da cui proviene la parola togliere [aufheben] che ha nella lingua il doppio senso, per cui vale quanto conservare, ritenene, e nello stesso tempo vale quanto cessare, mettere fine1
- Hegel, Scienza della Logica, I ,pag. 105-106 ↩︎
Così il pensiero del niente è soltanto la rappresentazione ancora astratta dell’infinità fecondità dell’universo. Ipostatizzare l’Essere e il Non Essere, la qualità e la quantità, la causa e il fine ultimo, significa negare il movimento.
Essere, Nulla, Divenire
La nozione del terzo termine, negazione della negazione (conosciuta come sintesi) reagisce in maniera decisiva sulla nozione di contraddizione. La contraddizione non è più sinonimo di assurdità, esitazione, incertezza e confusione del pensiero, ma è:
- il conflitto necessario delle determinazioni finite, in cui i termini vengono messi in un chiaro rapporto;
- Il movimento, nel contenuto e nella forma;
- Il divenire che nella contrapposizione genera qualcosa di nuovo e di altro.
Il pensiero del Nulla in generale non è altro che il pensiero dell’Essere in generale. Si avverte subito la vacuità e l’insufficienza di entrambi proprio in quanto termini isolati.
L’Essere non è e il Nulla è, è vero in quanto essi si possono comprendere solo se messi in relazione l’uno all’altro, coinvolti nel medesimo processo e compresi nel Divenire.
Il Divenire è divenire di qualcosa, di un Essere. Il Nulla è la fine di ciò che è, passaggio e transizione ad altro, quindi è limite, scomparsa e creazione, virtualità e nascimento.
Dialetticamente uniti Essere e Nulla ritrovano la concretezza, ritornano all’unità semovente.
Il Divenire è la prima esistenza determinata, il primo Concreto, di cui il mero Essere e il mero Nulla sono solo dei momenti astratti.
Kant e la Dialettica
Kant aveva aperto alla Logica una strada nuova; aveva distinto giudizi analitici (formalmente rigorosi, ma sterili) e giudizi sintetici (nei quali il pensiero progredisce, ma mediante la constatazione di un fatto contingente), ma si era sforzato di dimostrare l’esistenza di giudizi fecondi, rigorosi, necessari e non tautologici: i giudizi sintetici a priori.
La problematicità risiedeva nel fatto che Kant aveva concepito i giudizi sintetici a priori come forma pura e vuota, separata dal contenuto, come strumenti della conoscenza indifferenti alla materia e soggettivi rispetto all’oggetto. In breve, li aveva concepiti ancora secondo il formalismo tradizionale.
Per Hegel un tale dualismo andava superato, ma ciò significa che una volta sviluppato e profondamente modificato il pensiero kantiano si rivela infinitamente fecondo, e si trasforma in una logica nuova.
Non fu Hegel a scoprire la contraddizione, egli insistette sul fatto che ogni pensiero, ogni filosofia, anche quando opta per uno dei termini sforzandosi di escludere l’altro, continua ad andare avanti attraverso contraddizioni, in un processo che deve fare i conti con qualcosa di altro da sé, negando così la propria iniziale affermazione.
Questo momento dialettico si ritrova dovunque, in tutte le epoche, anche se non è chiaro e consapevole.
Hegel scoprì il terzo termine, che risulta dall’arricchimento di ogni determinazione mediante la negazione e il superamento della stessa. Si attiva rigorosamente , come un momento nuovo dell’Essere e del Pensiero, quando i due termini si trovano in contraddizione
La Logica hegeliana procede con pieno rigore determinando per ogni contraddizione interna il terzo termine. Esso genera così le determinazioni e le categorie di pensiero. La sintesi non è più a priori come in Kant, ovvero statica, fissa e, soprattutto, venuta non si sa da dove.
La tavola kantiana delle categorie era insieme formale e empirica. Pur senza aver dimostrato l’unità necessaria e interna delle categorie, Kant le ricollegava arbitrariamente all’unità dell’appercezione trascendentale, all’Io astratto.
Hegel si sforzò di mostrare l’unità immanente delle categorie e di produrle prescindendo da ogni presupposto empirico e formale. Ovvero, di farle nascere dal movimento interno delle Spirito, attraverso un processo rigoroso e progressivo, nel quale ogni determinazione deriva dalle precedenti per via della dinamica di opposizione e risoluzione.
Cioè di sintesi
Il Momento Negativo e la Dialettica
Il Momento Negativo, che la sofistica come lo scetticismo e in genere l’Antica Dialettica isolavano e volgevano contro il Pensiero Logico, assume, nella Dialettica Moderna il suo posto e la sua funzione.
Esso esprime la processualità del contenuto, l’anima immanente del contenuto che si supera, di quel contenuto di cui nessun elemento basta a se stesso e può restare chiuso in sé stesso.
“il negativo è insieme anche positivo, ossia, quello che si contraddice non si risolve nello zero, nel nulla astratto, ma si risolve solo nella sua negazione del suo contenuto particolare, vale a dire che una tal negazione non è una negazione qualunque, ma è negazione di quella cosa determinata che si risolve ed è perciò negazione determinata. Bisogna, in altre parole, sapere conoscere che nel risultato è essenzialmente contenuto quello da cui esso risulta […] Quel che risulta, la negazione, in quanto è negazione determinata, ha un contenuto. Codesta negazione è un nuovo concetto, ma è un concetto che più ricco del precedente. Esso è infatti divenuto più ricco di quel tanto ch’è costituito dalla negazione, o dall’opposto di quel concetto. Contiene il concetto precedente ma contiene di più, è l’unità di quel concetto e del suo opposto.
Hegel, scienza della logica, 1, 37.38