Il punto sulla dialettica. Tre tentativi di interpretazione

Parlando in maniera più generale, si possono dare varie interpretazioni della logica dialettica, o piuttosto si vi possono ritrovare due o tre momenti diversi di pensiero.

  • la dialettica è considerata come un’analisi del movimento; il metodo presuppone la scomposizione contenuto, per ritrovarlo successivamente arricchito nell’unità del divenire. Al limite, dopo un’analisi infinita, il movimento del pensiero coincide con il movimento spontaneo del contenuto.
    • Dialettica come analisi
  • Anziché esprimere e riflettere il movimento del contenuto la dialettica lo produce. Essa è non tanto un metodo di analisi, quando un metodo di costruzione sintetica e sistematica del contenuto.
    • Dialettica come produttrice di contenuto
  • La dialettica è considerata come risultante dell’alienazione dell’Idea. Al suo punto di partenza sta la potenza dell’Idea, che esce da sé, diventa altro e produce la dialettica.
    • Dialettica come risultante dell’alienazione dell’Idea

Ognuna di queste interpretazioni può essere suffragata da testi di Hegel. Tuttavia sembra che la seconda sia effettivamente e genuinamente “farina del sacco” di Hegel. Non è certo però che questi tre processi dialettici siano compatibili tra di loro.

Logica formale e senso comune

Per descrivere il Divenire e l’Attività, la Logica formale diventa insufficiente e inadeguata. Del resto la Logica formale è la logica del Senso Comune, che è tarato per fissare qualità, proprietà, aspetti e cose.
Però lo stesso senso comune, messo con le spalle al muro, di fronte al Divenire all’Attività, è costretto a ricorrere ad espressioni come “in quanto”, “sotto questo aspetto”, cioè a prendere “su di sé un pensiero per mantenere l’altro separato come vero”.
La Logica dialettica supera le affermazioni statiche, ma non le distrugge. Non respinge il principio di identità, bensì gli conferisce un contenuto.

L’Essere è l’Essere; L’Universo è uno; la Forza creatrice è la stessa in tutto l’Universo; l’Essenza, manifesta in un’apparenza molteplice è unica; il principio di identità esprime questa unità interna del mondo e di ogni essere. La pietra, in quanto è, e ciò che è, così il pensiero; ma l’identità così espressa è ancora astratta, perché la pietra non è l’uomo pensante.

Il Concreto invece è, a differenza dell’astratto, un’unità ricca e densa, colma di determinazioni, che contiene e sostiene una molteplicità di differenze e di momenti.
L’unità è per così dire, incessantemente conquista sulla contraddizione e sul nulla.

Sofistica e Dialettica

Bisogna strappare la dialettica dal morso della sofistica, che per mera fatuità, tende a decomporre ciò che è solido e vero e giunge solo alla conclusione della vanità dell’oggetto dialetticamente trattato.
A differenza della dialettica la sofistica accetta presupposti non fondati, oscilla crogiolandosi tra l’essere e il nulla, e tra il vero e il falso presi isolatamente.
Noi chiamiamo invece dialettica il superiore momento razionale dove gli elementi che sembrano assolutamente separati, passano l’uno nell’altro, per sé stessi, mediante quell’appunto che essi sono e dove la supposizione del loro essere separati si taglia via.
Una volta connessa a una precisa coscienza della processualità del pensiero, la dialettica assume un nuovo e più alto significato. Diventa allo stesso tempo una tecnica, un’arte, una scienza:

  • una tecnica della discussione diretta e orientata intimamente verso la conoscenza razionale
  • un’arte di che analizza i molteplici aspetti e i rapporti tra idee e cose
  • una scienza che rivela quanto vi è di vero in tutte le idee contraddittorie in cui si dibatte l’intelletto volgare

Per Hegel di trattava di salvare la Logica, forma definita mediale la quale il pensiero si afferra a qualcosa di solido. Per raggiungere questo scopo, Hegel doveva trovare il nesso tra la forma e la mutevole e cangiante realtà; e, per conseguenza, trasformare la forma della logica tradizionale. Doveva partire non da quella forma, ma dal contenuto, da quel ricco contenuto così diverso e contraddittorio, ma già elaborato da migliaia di anni di attività umana.
Quel contenuto “è già pensiero, pensiero universale”, poichè è coscienza e conoscenza; la forma logica ne fa parte, essa ne è già l’elemento più elaborato.

La contraddizione principale: rigorismo logico e fecondità produttiva

La logica formale ha fatto deragliare il pensiero razionale in una serie di contraddizioni, la più importante di tutte è la contraddizione tra rigore logico e fecondità produttiva.
Nel sillogismo il pensiero è rigorosamente coerente soltanto se si mantiene nella ripetizione degli stessi termini. Però è altrettanto noto che quel che permette di passare dai fatti alle leggi non è l’induzione rigorosa. Ogni fatto, ogni costatazione sperimentale introduce nel pensiero un elemento nuovo, dunque non necessario dal punto di vista del formalismo logico.

La logica e la filosofia restano al di fuori della scienza, ovvero la seguono per constatarne i metodi specifici, senza recar loro alcun contributo. Reciprocamente, le scienze stanno fuori – al di sotto e al di sopra di esse – e i loro metodi di ricerca nulla hanno a che vedere con la logica rigorosa
Lo scienziato dimostra il movimento del pensiero progredendo nella conoscenza; ma il filosofo si vendica mettendo in discussione il valore della scienza.

In secondo luogo, se l’essere è ciò che è e mai altro, se ogni idea è assolutamente vera o assolutamente falsa, le contraddizioni reali dell’esistenza e del pensiero vengono escluse dal dominio del pensiero. Ciò che nelle cose e nella coscienza è mobile e diverso resta abbandonato alla dialettica, intesa nella vecchia e impropria accezione del termine, ovvero, come discussione senza rigore, propria del sofista e dell’avvocato libero di sostenere a pacer suo il pro e il contro.

Il pensiero, una volta definito dall’identità, viene contemporaneamente consegnato all’immobilità. Si pone così la contraddizione tra la struttura rigida dell’intelletto e la mobilità del reale, tra il pensiero chiaro e solido e le forze mutevoli dell’esperienza reale. La logica diventa qualcosa di fittizio, diventa pensiero puro e di contro il reale appare impuro, viene spinto nell’irrazionale rimane in balia di esso.

Quando Hegel entrò nella vita filosofico, trovò il pensiero più elaborato, la Ragione, intesa in termini kantiani, profondamente dilaniata da questi conflitti interni. Il dualismo kantiano li aveva accentuati sino a renderli intollerabili, dissociando deliberatamente forma e contenuto.: il pensiero su ciò che ci appare e la cosa in sé; la facoltà di conoscere e l’oggetto della nostra conoscenza.

Hegel si propose di risolvere i conflitti tra elementi che gli giungevano disgiunti e opposti e di riaffermarli nel loro processo . Questo proposito già racchiudeva il metodo e l’idea centrale della dottrina hegeliana, la coscienza di una unità infinitamente più ricca di pensiero e reale, di forma e contenuto.

Per Hegel sussiste un’unità necessaria, implicita nei conflitti interni del pensiero che è necessario conquistare e definire superando i termini unilaterali che sono entrati in conflitto tra loro, perché ogni conflitto è un rapporto.
Divenne necessario anzitutto reintegrare nel pensiero rigoroso l’arte della discussione e della controversia: la discussione è incerta e inconcludente, quando non è diretta da un pensiero già sicuro di sé; la discussione è libera e viva, si muove tra tesi e antitesi, ovvero tra termini diversi, mutevoli e opposti.

Dialettica e logica formale 1

La logica formale si propone di determinare le attività intellettuali indipendentemente dal contenuto di esperienza di ogni affermazione concreta, che per sua natura è sempre particolare e contingente. Questo formalismo si può giustificare con l’esigenza di universalità.
La logica formale studia meccanismo puramente analitici che si risolvono in illazioni, nelle quali il pensiero ha a che fare solo con se stesso. Perché il pensiero formale non obbedisce che alla pura identità con sé: A è A; se A è B e B è C, A è C.
Se si potesse raggiungere questa assoluta indipendenza del contenuto e della forma, risulterebbe impossibile l’applicazione della forma a un contenuto. Meglio ancora, tale applicazione sarebbe possibile a qualsiasi contenuto, anche irrazionale.
In realtà la logica formale non riesce mai a liberarsi completamente del contenuto; ne può solo staccare un frammento, assottigliarlo, renderlo sempre più astratto, senza però poter mai disfarsene del tutto.
I prodotti della logica formale sono i giudizi determinanti, spesso il loro contenuto considerato un mero pretesto per l’applicazione della forma, ma, come osserva Hegel, l’identità vuota, assolutamente semplice non può essere nemmeno formulata.
Quindi, per un verso la logica formale resta sempre in rapporto con il contenuto, e conserva così un certo significato concreto; per un altro verso, rimane sempre legata a un’affermazione generale sul contenuto, cioè a un’ontologia, a un tema dogmatico o metafisico.
La contraddizione è evidente, nonostante le teorie logiche del reale si sono sempre preoccupate di eliminare le contraddizioni della realtà per trasportarle nel pensiero. E lì lasciarle insolute