Su “Miserie e splendori…” contributo di Eros Barone

L’autore di questo bel profilo autobiografico è un giovane insegnante di filosofia che, per usare una similitudine, ci descrive un convivio apparecchiato con posate e stoviglie di cui elenca con lodevole acume critico i difetti (molti) e i pregi (pochi), ma di cui non ci porge le vivande… Come insegnante di questa materia “bella e impossibile” provo dunque a colmare la lacuna indicando perlomeno le etichette delle vivande. Le aporie sorgenti dai rapporti fra le idee e le cose sensibili in Platone; il destino autoconfutatorio dello scetticismo nel ragionamento “elenctico” attraverso cui Aristotele fonda il principio di non contraddizione; l’argomento del “terzo uomo” nella critica aristotelica e, prima ancora, nell’autocritica platonica della dottrina delle idee; la prova ontologica dell’esistenza di Dio in Anselmo di Aosta e le critiche di Gaunilone, di Kant e di Russell; la contraddittorietà del principio dell’autocausazione e dell’automovimento nelle prove “a posteriori” dell’esistenza di Dio elaborate da Tommaso d’Aquino; il conflitto epistemologico tra realismo e strumentalismo nell’interpretazione della “rivoluzione scientifica” copernicana; il carattere aporetico del dualismo cartesiano; la dimostrazione dell’unicità della sostanza in Spinoza; la deduzione trascendentale delle categorie e le antinomie della ragione in Kant; la deduzione dialettica dell’Io puro in Fichte; l’identità fra soggetto e oggetto nella concezione hegeliana dell’Assoluto; l’inversione dei rapporti di predicazione in Feuerbach; l’analisi del feticismo della merce e la teoria del plusvalore in Marx; l’uomo come “essere delle lontananze” in Heidegger; l’uomo come “essere che è ciò che non è e non è ciò che è” in Sartre; l’uomo come allotropo empirico-trascendentale in Foucault… Ecco i ‘passaggi’ (alcuni fondamentali, altri opzionali) che fanno dello studio della filosofia una prova difficile e impegnativa che permette allo studente di verificare il suo personale rapporto di adeguatezza o inadeguatezza rispetto alla comprensione di questo universo concettuale. A mio avviso, il punto archimedico dello studio della filosofia (e della stessa filosofia ‘tout court’) è il rapporto tra logica e storia. Va detto allora che tale rapporto è fondato sulla duplice consapevolezza che, per un verso, non vi sono proposizioni filosofiche che godano di una sorta di statuto di extraterritorialità rispetto ai condizionamenti (economici, politici e ideologici) della storia e, per un altro verso, tali proposizioni, quando sono il frutto di una ricerca logicamente argomentata e autenticamente filosofica, ci offrono delle verità che, pur non essendo assolute e restando, fino a prova contraria, relative, non per questo sono prive di valore e di oggettività. Orbene, posso dire, avendo fatto tesoro di questa premessa teoretica, che il fine pratico (in senso sia morale sia etico) che ha sempre guidato il mio insegnamento della filosofia è stato quello consistente nel mostrare ai miei allievi che tale disciplina, certamente non da sola ma in un costante rapporto di ‘concordia discors’ con tutte le altre discipline, è la via maestra per giungere a trasformare il destino in libertà e la natura in causalità. Precisamente questo è stato il principio cognitivo e valoriale sotteso a tutte le mie lezioni. La filosofia, del resto, è in sé una disciplina fortemente selettiva e quindi aristocratica, poiché la ragione stessa, che pure è in linea di principio universale, è, rispetto a categorie particolari ma assai potenti come il sentimento, la tradizione, il pregiudizio, l’immaginazione o la sensazione, un patrimonio per pochi. Presumo, fra l’altro, che proprio questo sia il motivo che spiega le valutazioni in genere piuttosto estensive che vengono formulate dagli insegnanti di filosofia sulle prestazioni dei loro allievi: una circostanza che spiega anche perché, nel mercato delle ripetizioni, essi non abbiano alcun posto (il che, tutto sommato, è da considerare un titolo di onore).

https://mastinodialettico.blog/2024/02/26/miserie-e-splendori-dellinsegnamento-della-filosofia-nei-licei/

ChatGPT, valore e conoscenza. Un approccio marxista

Guglielmo Carchedi

In un commento al post di Michael Roberts sull’intelligenza artificiale (IA) e le nuove macchine per l’apprendimento del linguaggio (LLM), l’autore e commentatore Jack Rasmus ha sollevato alcune domande, che mi sono sentito in dovere di riprendere.

Jack ha detto: “l’analisi di Marx sulle macchine e il suo punto di vista secondo cui le macchine sono un valore del lavoro condensato che viene trasferito nella merce quando si deprezza, si applicano completamente alle macchine basate su software AI che hanno la capacità crescente di auto-mantenersi e aggiornare il proprio codice senza l’intervento del lavoro umano – cioè di non deprezzarsi?“.

La mia risposta alla legittima domanda di Jack presuppone lo sviluppo di un’epistemologia marxista (una teoria della conoscenza), un’area di ricerca che è rimasta relativamente inesplorata e poco sviluppata.

A mio avviso, una delle caratteristiche principali di un approccio marxista è la distinzione tra “produzione oggettiva” (la produzione di cose oggettive) e “produzione mentale” (la produzione di conoscenza).

La cosa più importante è che la conoscenza deve essere vista come materiale, non come “immateriale”, né come un riflesso della realtà materiale. Questo ci permette di distinguere tra mezzi di produzione (MP) oggettivi e MP mentali; entrambi sono materiali.

Marx si è concentrato principalmente, ma non esclusivamente, sui primi. Ciononostante, nelle sue opere ci sono molti spunti su come dovremmo intendere la conoscenza.

Una macchina è un MP oggettivo; la conoscenza incorporata in essa (o disincorporata) è un MP mentale. Quindi, l’IA (compresa ChatGPT) dovrebbe essere vista come una MP mentale.  A mio avviso, dato che la conoscenza è materiale, i MP mentali sono materiali quanto i MP oggettivi.

Perciò, i MP mentali hanno valore e producono plusvalore se sono il risultato del lavoro mentale umano svolto per il capitale. Quindi, l’IA coinvolge il lavoro umano. Solo che si tratta di lavoro mentale.

Come i MP oggettivi, anche quelli mentali aumentano la produttività e riducono il lavoro. Il loro valore può essere misurato in ore di lavoro. La produttività dei MP mentali può essere misurata, ad esempio, dal numero di volte in cui ChatGPT viene venduto o scaricato o applicato ai processi di lavoro mentale.

Come le MP oggettive, il loro valore aumenta con l’aggiunta (da parte del lavoro umano) di miglioramenti (ulteriore conoscenza) e diminuisce a causa dell’usura. Quindi, i MP mentali (AI) non solo si svalutano, ma lo fanno anche a un ritmo molto veloce. Si tratta di un deprezzamento dovuto alla concorrenza tecnologica (obsolescenza), piuttosto che di un deprezzamento fisico. E, come i MP oggettivi, la loro produttività influisce sulla redistribuzione del plusvalore

Nella misura in cui i nuovi modelli di ChatGPT sostituiscono quelli più vecchi, a causa dei differenziali di produttività e dei loro effetti sulla redistribuzione del plusvalore (teoria dei prezzi di Marx), i modelli più vecchi perdono valore rispetto a quelli più nuovi e più produttivi.

Jack chiede: “questa capacità è basata sul lavoro umano o no?  Se no, cosa significa un ‘no’ per il concetto chiave di Marx della composizione organica del capitale e, a sua volta, per il vostro (Roberts e Carchedi, ndt) più volte dichiarato appoggio all’ipotesi della caduta tendenziale del tasso di profitto?“.

La mia risposta precedente è stata che questa “capacità” non solo è basata sul lavoro umano (mentale), ma è lavoro umano. Da questo punto di vista, non c’è alcun problema con il concetto di Marx di composizione organica del capitale (C).

Poiché l’IA e quindi ChatGPT sono nuove forme di conoscenza, di MP mentale, il numeratore di C è la somma di MP oggettivo più MP mentale. Il denominatore è la somma del capitale variabile speso in entrambi i settori. Quindi il tasso di profitto è il plusvalore generato in entrambi i settori diviso per (a) la somma della MP in entrambi i settori più (b) il capitale variabile speso sempre in entrambi i settori.

Quindi la legge della caduta tendenziale del tasso di profitto è invariata dalla MP mentale, contrariamente a quanto suggerito da Jack.

Per comprendere meglio i punti sopra esposti, è necessario esaminare e sviluppare la teoria implicita della conoscenza di Marx. Questo è ciò che fanno i paragrafi seguenti, anche se in una versione estremamente sintetica.

Consideriamo innanzitutto i computer classici. Essi trasformano la conoscenza sulla base della logica formale, o logica booleana o algebra, che esclude la possibilità che la stessa affermazione sia vera e falsa allo stesso tempo. La logica formale e quindi i computer escludono le contraddizioni. Se potessero percepirle, sarebbero errori logici. Lo stesso vale per i computer quantistici.

In altre parole, la logica formale spiega i processi di lavoro mentale predeterminati (in cui il risultato del processo è noto in anticipo e quindi non contraddittorio con la conoscenza che entra in quel processo di lavoro), ma esclude i processi di lavoro mentale aperti (in cui il risultato emerge come qualcosa di nuovo, non ancora noto).

Un processo aperto attinge a un bagaglio di conoscenza informe e potenziale, che ha una natura contraddittoria a causa della natura contraddittoria degli elementi in esso sedimentati. A differenza della logica formale, la logica aperta si basa sulle contraddizioni, compresa la contraddizione tra gli aspetti potenziali e quelli realizzati della conoscenza. Questa è la fonte delle contraddizioni tra gli aspetti della realtà, compresi gli elementi della conoscenza.

Per tornare all’esempio precedente, per i processi di lavoro mentale aperti, A=A e anche A¹A. Non c’è contraddizione in questo caso. A=A perché A come entità realizzata è uguale a se stessa per definizione; ma A¹A perché A realizzata può essere in contraddizione con A potenziale. Questa è la natura del cambiamento, qualcosa che la logica formale non può spiegare.

Questo vale anche per l’Intelligenza Artificiale (IA). Come i computer, l’IA funziona sulla base della logica formale. Ad esempio, alla domanda se A=A e se allo stesso tempo può essere A¹A, Chat GPT risponde negativamente. Poiché funziona sulla base della logica formale, l’IA non ha un serbatoio di conoscenza potenziale da cui estrarre altra conoscenza. Non può concepire le contraddizioni perché non può concepire il potenziale. Queste contraddizioni sono l’humus del pensiero creativo, cioè della generazione di nuova conoscenza ancora sconosciuta.

L’intelligenza artificiale può solo ricombinare, selezionare e duplicare le forme di conoscenza realizzate. In compiti come la visione, il riconoscimento delle immagini, il ragionamento, la comprensione della lettura e il gioco possono ottenere risultati molto migliori degli esseri umani. Ma non possono generare nuova conoscenza.

Consideriamo il riconoscimento facciale, una tecnica che confronta la fotografia di un individuo con un database di volti noti per trovare una corrispondenza. Il database è costituito da una serie di volti noti. La ricerca di una corrispondenza seleziona un volto già realizzato, cioè già conosciuto. Non viene generata nuova conoscenza (nuovi volti).

Il riconoscimento facciale può trovare una corrispondenza molto più rapidamente di quanto possa fare un essere umano. Rende il lavoro umano più produttivo. Ma la selezione non è creazione. La selezione è un processo mentale predeterminato; la creazione è un processo mentale aperto.

Prendiamo un altro esempio. ChatGPT sembrerebbe emulare la scrittura creativa umana. In realtà, non è così. Ricava la sua conoscenza da grandi quantità di dati testuali (gli oggetti della produzione mentale). I testi sono divisi in pezzi più piccoli, frasi, parole o sillabe, i cosiddetti token.

Quando ChatGPT scrive un pezzo, non sceglie il token successivo in base alla logica dell’argomento (come fanno gli esseri umani). Sceglie invece il token più probabile. Il risultato della scrittura è una catena di token assemblati sulla base della combinazione statisticamente più probabile. Si tratta di una selezione e ricombinazione di elementi di conoscenza già realizzati, non della creazione di nuova conoscenza. 

Come dicono Chomsky et al. (2023): “l’intelligenza artificiale prende enormi quantità di dati, ne cerca gli schemi e diventa sempre più abile nel generare risultati statisticamente probabili, come un linguaggio e un pensiero apparentemente simili a quelli umani… [ChatGPT] si limita a riassumere gli argomenti standard della letteratura“.

Potrebbe accadere che ChatGPT produca un testo che non è mai stato pensato dagli esseri umani. Ma si tratterebbe comunque di un riassunto e di una rielaborazione di dati già noti. Non ne potrebbe scaturire una scrittura creativa, perché la nuova conoscenza realizzata può emergere solo dalle contraddizioni insite nella conoscenza potenziale.

Morozov (2023) fornisce un esempio rilevante: “l’opera d’arte Fountain di Marcel Duchamp del 1917. Prima dell’opera di Duchamp, un orinatoio era solo un orinatoio. Ma, con un cambio di prospettiva, Duchamp lo trasformò in un’opera d’arte. Alla domanda su cosa avessero in comune il portabottiglie, la pala da neve e l’orinatoio di Duchamp, Chat GPT ha risposto correttamente che sono tutti oggetti di uso quotidiano che Duchamp ha trasformato in arte”.

“Ma quando gli è stato chiesto quali oggetti di oggi Duchamp avrebbe potuto trasformare in arte, ha suggerito smartphone, monopattini elettronici e maschere facciali. Non c’è alcun accenno a una vera ‘intelligenza’. È una macchina statistica ben gestita ma prevedibile“.

Marx fornisce il quadro teorico adeguato per comprendere la conoscenza. Gli esseri umani, oltre a essere individui concreti unici, sono anche portatori di relazioni sociali, in quanto individui astratti.

In quanto individui astratti, “umani” è una denominazione generale che cancella le differenze tra gli individui, tutti con interessi e visioni del mondo diversi. Anche se le macchine (i computer) potessero pensare, non potrebbero pensare come gli esseri umani determinati dalla classe, con concezioni diverse, determinate dalla classe, di ciò che è vero e falso, giusto o sbagliato.

Credere che i computer siano in grado di pensare come gli esseri umani non solo è sbagliato, ma è anche un’ideologia a favore del capitale, perché significa essere ciechi di fronte al contenuto di classe della conoscenza immagazzinata nel lavoro e quindi alle contraddizioni insite nella generazione della conoscenza.

Per approfondire la teoria marxista della conoscenza e la sua relazione con la legge del valore di Marx, si veda il mio recente articolo, The Ontology and Social Dimension of Knowledge: The Internet Quanta Time, International Critical Thought, 2022 e il libro scritto con Michael Roberts, Capitalism in the 21st century, capitolo quinto.

https://contropiano.org/news/scienza-news/2023/06/08/chatgpt-valore-e-conoscenza-un-approccio-marxista-0161222?fbclid=IwAR3WHZXmpvVMlYJ28b8aMoxSDu-xAroSOzyR84vHVIKMDVq0eU8yUq3bYpE

Eric Weil

L’uomo non ha immediatamente accesso alla totalità nella sua unità, egli la scopre soltanto nel movimento del suo discorso che è azione, della sua azione che è pensiero, a passo a passo, punto per punto e nessun passo è l’ultimo, nessun punto è privilegiato. La verità è nel discorso, verità come essere, essere che si manifesta: ma la negazione condiziona il suo discorso nel suo inizio e nel suo movimento, e soltanto la totalità del discorso, la totalità delle contraddizioni è non contraddizione… La dialettica non è dunque altro che il movimento incessante tra il discorso che è azione e la rivelazione della realtà in questo discorso e in questa azione.

La dialettica è questo movimento, non una costruzione dello spirito. Proprio per ciò la dialettica finisce per sapere che essa è la totalità non contraddittoria delle contraddizioni

La dialettica in un bicchiere

“Il compagno Bucharin parla di fondamento “logico”. Tutto il suo ragionamento dimostra che egli, forse inconsciamente; segue il punto di vista della logica formale e scolastica, e non quello della logica dialettica o marxista. Per chiarire questo punto, incomincerò da un esempio semplicissimo, addottato dallo stesso compagno Bucharin. Alla discussione del 30 dicembre egli ha detto:“Compagni, le discussioni che qui si svolgono fanno a molti di voi all’incirca quest’impressione: arrivano due persone e si chiedono reciprocamente che cos’è il bicchiere che sta sulla scrivania. L’uno dice: “E’ un cilindro di vetro, e sia colpito da anatema chiunque dice che non è così”. L’altro dice “Il bicchiere è uno strumento per bere, e sia colpito da anatema chiunque dice che non è così” (p. 46). Con questo esempio, come il lettore vede, il compagno Bucharin voleva spiegarmi in forma popolare quanto sia dannosa l’unilateralità. Gliene sono grato e, per dimostrargli praticamente la mia riconoscenza, rispondo spiegando in forma popolare che cos’è l’eclettismo, a differenza della dialettica. Un bicchiere è indiscutibilmente sia un cilindro di vetro, sia uno strumento per bere. Un bicchiere però non ha soltanto queste due proprietà, o qualità, o aspetti, ma un’infinità di altre proprietà, qualità, aspetti, correlazioni e “mediazioni” con tutto il resto del mondo. Un bicchiere è un oggetto pesante, che si può usare come uno strumento da lanciare. Un bicchiere può servire da fermacarte, da prigione per una farfalla catturata; un bicchiere può avere valore, perché è ornato di un disegno o di un’incisione artistica, indipendentemente dal fatto che sia adatto per berci, che sia di vetro, che la sua forma sia cilindrica o non del tutto, e così via. Proseguiamo. Se mi serve subito un bicchiere come strumento per bere, non m’importa affatto di sapere se la sua forma è perfettamente cilindrica e se esso è realmente fatto di vetro; m’ importa invece che non vi siano fenditure sul fondo, che non ci si tagli le labbra adoperandolo, ecc. Se invece mi occorre un bicchiere non per bere, ma per un uso al quale sia adatto qualsiasi cilindro di vetro, allora mi va bene anche un bicchiere con una fenditura sul fondo o addirittura senza fondo, ecc. La logica, formale, alle quale ci si limita nelle scuole (e alla quale ci si deve limitare, con alcune correzioni, per le classi inferiori), si serve di definizioni formali, attenendosi a ciò che è più consueto o che salta agli occhi più spesso, e qui si ferma. Se, in questo caso, si prendono due o più definizioni e si collegano tra loro in modo assolutamente casuale (cilindro di vetro e strumento per bere), si ottiene una definizione eclettica che si limita a indicare aspetti diversi dell’oggetto. La logica dialettica esige che si vada oltre. Per conoscere realmente un oggetto, bisogna considerare, studiare tutti i suoi aspetti, tutti i suoi legami e le sue “mediazioni”. Non ci arriveremo mai interamente, ma l’esigenza di considerare tutti gli aspetti ci metterà in guardia dagli errori e dalla fossilizzazione. Questo, in primo luogo. In secondo luogo, la logica dialettica esige che si consideri l’oggetto nel suo sviluppo, nel suo “automovimento” (come dice talvolta Hegel), nel suo cambiamento. Per quanto riguarda il bicchiere, ciò non è subito chiaro, ma anche un bicchiere non resta immutabile, e in particolare si modifica la sua destinazione, il suo uso, il suo legame con il mondo circostante. In terzo luogo, tutta la pratica umana deve entrare nella “definizione” completa dell’oggetto, sia come criterio di verità, sia come determinante pratica del legame dell’oggetto con ciò che occorre all’uomo. In quarto luogo, la logica dialettica insegna che “non esiste la verità astratta, la verità è sempre concreta”, come amava dire, sulle orme di Hegel, il defunto Plechanov. (Mi sembra opportuno osservare tra parentesi, per i giovani membri del partito, che non si può diventare un comunista cosciente, etico, senza aver studiato, proprio studiato, tutti gli scritti filosofici di Plechanov, perché è quanto c’è di meglio in tutta la letteratura marxista internazionale.) [A questo proposito non si può non augurarsi in primo luogo, che nell’edizione delle opere di Plechanov, in corso di pubblicazione, tutti gli articoli filosofici siano riuniti in uno o più volumi a sé con un indice assai particolareggiato, ecc. Perché questi volumi devono far parte dei libri di testo obbligatori del comunismo. In secondo luogo, a mio parere, lo Stato operaio deve esigere che i professori di filosofia conoscano l’esposizione della filosofia marxista fatta da Plechanov e sappiano trasmetterla ai loro allievi. Ma questo ci allontana già dalla “propaganda” e ci porta verso l’”amministrazione” (n.d.a.).]

“Lenin, Ancora sui sindacati, sulla situazione attuale e sugli errori di Trotskij e di Bucharin. Pubblicato in opuscolo a Mosca nel 1921. Cfr. Opere complete, v. 32.

Qui il testo completo:

https://paginerosse.wordpress.com/2012/09/08/v-i-lenin-ancora-sui-sindacati/