Terza Critica alla dialettica hegeliana. La soppressione della Contraddizione e del Divenire

Il Sistema Hegeliano, in quanto sistema, sopprime insieme il Divenire e la Contraddizione. La Contraddizione si riduce a un’essenza logica, ad un rapporto determinabile a priori che lo Spirito ritrova automaticamente in tutte le cose; non è altro che una approssimazione di verità, relativa alle posizione assunte dal nostro limitato intelletto, e perde la sua oggettività non essendo più collegata al processo spontaneo e dal contenuto del pensiero.

Non si tratta più dell’unità concreta di contraddizioni specifiche, ma di identità assolute – Essere o Nulla, poste anticipatamente, ab aeterno.
In questo modo il sistema si ipostatizza e blocca il libero fluire.

Però la contraddizione non può essere distrutta né da Hegel, né dai logici puri. La Contraddizione si vendica ironicamente. L’hegelismo ha voluto mettere fine al divenire conchiuso in un cerchio tranquillo. Il riposo del pensiero in sé, il soddisfacimento pieno dello spirito, non sono che illusioni.

L’hegelismo ha voluto risolvere tutte le contraddizioni del mondo, ma la contraddizione, e anche l’inconseguenza, sono rimaste nell’intimo del sistema.
Hegel immobilizza eternando il Reale che pretende di ricostruire, ed è il reale del suo tempo. Il terzo termine metafisico assume in lui ha la ben nota e ben poco filosofica figurazione dello Stato prussiano.

E invece la vita procede. Gli Stati crollano o si trasformano. L’Universo hegeliano non è dunque altro che il mondo dell’Hegel metafisico, nato dalla sua ambizione speculativa. Non è ancora il mondo degli uomini nella sua drammatica realtà.
Che cosa risponde Hegel alle esigenze degli individui impegnati nella vita, che cercano una strada spirituale e una salvezza umana, che esitano davanti al nulla e vorrebbero lottare contro la morte e avere un avvenire aperto davanti a sé?
Mantiene Hegel le sue promesse?

La dialettica hegeliana, seconda riflessione critica

Hegel non dimostra che questa serena esteriorizzazione dell’Idea [l’idea che si aliena da sé, quindi esce da sé, si scinde, diviene altro producendo dialettica e poi ritorna a sé] mette in libertà esistenze contraddittorie e non esistenze meramente giustapposte, semplicemente esterne le une alle altre.

Al contrario, accetta la religione, il diritto e l’arte come sfere distinte, e non contraddittorie fra di loro, ovvero con la filosofia, ma solo giustapposte.
A differenza delle altre la Religione ha un contenuto comune con la filosofia e questo contenuto è sottratto allo sviluppo e alla successione del tempo.

L’hegelismo, pur credendo di cogliere tutto il contenuto, limita in realtà il contenuto che accetta; lo accetta senza critica, quale si presenta, e, infine, lo sottrae al divenire dialettico.
In questo caso la contraddizione dialettica esiste solo per il pensiero individuale e finito.

Talora Hegel pone l’Essere immobile e Assoluto, eterna autocoscienza, identità oggettiva che sopprime eternamente ogni contraddizione. Chi fa filosofia così “partecipa” di quell’Assoluto Sapere e deduce il mondo intero dal sua cervello; la forma dell’identità genera il contenuto. Il sistema si costruisce come un’architettura rigida, fatta di triangoli sovrapposti e sospesi per il vertice.

Sulla base di quanto scritto possiamo sostenere che la speculazione hegeliana è ancora impregnata di pensiero magico. Ponendo la “partecipazionemagica all’Essere Assoluto (concepito come Sapere e Ragione) Hegel confonde questa magia con lo sforzo verso un’approfondita razionalità.
Allo stesso tempo la Negatività assume un valore metafisico. Tutto il Sistema Hegeliano oscilla tra l’Essere e il Nulla, tra Oggetto e Soggetto, tra Sapere e Misticismo.

Il punto sulla dialettica. Tre tentativi di interpretazione

Parlando in maniera più generale, si possono dare varie interpretazioni della logica dialettica, o piuttosto si vi possono ritrovare due o tre momenti diversi di pensiero.

  • la dialettica è considerata come un’analisi del movimento; il metodo presuppone la scomposizione contenuto, per ritrovarlo successivamente arricchito nell’unità del divenire. Al limite, dopo un’analisi infinita, il movimento del pensiero coincide con il movimento spontaneo del contenuto.
    • Dialettica come analisi
  • Anziché esprimere e riflettere il movimento del contenuto la dialettica lo produce. Essa è non tanto un metodo di analisi, quando un metodo di costruzione sintetica e sistematica del contenuto.
    • Dialettica come produttrice di contenuto
  • La dialettica è considerata come risultante dell’alienazione dell’Idea. Al suo punto di partenza sta la potenza dell’Idea, che esce da sé, diventa altro e produce la dialettica.
    • Dialettica come risultante dell’alienazione dell’Idea

Ognuna di queste interpretazioni può essere suffragata da testi di Hegel. Tuttavia sembra che la seconda sia effettivamente e genuinamente “farina del sacco” di Hegel. Non è certo però che questi tre processi dialettici siano compatibili tra di loro.

Forma e Contenuto, tentativo di ricapitolazione.

La forma non viene dunque criticata in funzione del contenuto e non viene tratta una esplicazione di essa, ma viene posta in funzione delle esigenze e del rigore formale e delle necessità della sistemazione filosofica.
Il pensiero è dunque la scaturigine segreta del contenuto. Solo in apparenza lo Spirito riceve il contenuto dal di fuori, secondi i presupposti non filosofici dell’osservazione e dell’esperienza.

  • Il movimento del pensiero non è altro che un ritorno a sé;
  • il contenuto può essere inserito in un sistema chiuso, circolare, solo perché è già emanazione dello Spirito che pone quella forma
  • non si tratta più di elevare liberamente il contenuto fino al concetto, ma di ritrovare nel contenuto una certa forma del concetto, posta a priori rispetto al contenuto, circolare, chiusa, totale in un senso particolare, cioè come totalità chiusa;
  • il pensiero non afferra altro che sé;
  • il soggetto pensante non fa che assistere a questo sviluppo dell’Idea;
  • la materia della conoscenza, il contenuto, viene così determinato dalla forma


Il problema dell’azione in Hegel

Se tutto il contenuto fosse circoscritto e definito dall’hegelismo che cosa resterebbe per l’arte e per la scienza autonoma, che cosa rimarrebbe per il futuro, per l’azione?

L’hegelismo, in quanto sistema compiuto, perviene, come il formalismo tradizionale, a un dissidio tra la capacità di invenzione e la conoscenza, fra la fecondità e il rigore.
Come può essere intesa l’azione in termini hegeliani?

  • L’azione può essere una caduta dalla contemplazione e dalla vita interiore;
  • L’azione può interpretarsi come la fecondazione del pensiero attraverso un contatto con il mondo esterno
  • L’azione può essere un’essenza distinta, parallela al pensiero e giustapposta alle altre essenze, l’unità che per esempio rimane trascendente, ma in ogni caso, l’azione ha sue leggi specifiche

Di certo possiamo dire che l’azione rompe i circoli viziosi, le contraddizioni del pensiero statico. La pratica è curatrice. Essa non può essere dedotta dal concetto, ha le sue proprie esigenze, la propria disciplina, forse anche la sua logica.

Da Hegel in poi il problema dell’azione e della pratica si è imposto al pensiero filosofico, che ha tentato di definire le categorie specifiche dell’azione e talvolta ha volto l’azione contro il pensiero, sforzandosi di concepire l’azione pura, l’azione che non è altro che azione, applicando così l’intelletto e il formalismo al problema nuovo dell’azione.

Certo Hegel faceva posto all’azione, concepiva l’Idea assoluta come unità della prassi e delle teoresi, dell’attività creatrice e del pensiero. Lo Spirito supera l’immediato, modifica l’oggetto e lo trasforma, lo assimila. L’azione imita lo spirito come per esempio quando si mangia un alimento. Lo Spirito hegeliano si del mondo, lo divora, lo fa scomparire.

Hegel non ha chiarito l’azione in sé, in quanto essa urta contro un soggetto che non può fare sparire spiritualmente.
Ma Hegel non ha chiarito l’azione in sé. Non ha sviluppato l’analisi kantiana della Ragion pratica: ha determinato un concetto dell’azione, ha confuso l’azione con la teoria dell’azione.