I due Uomini di Hegel

Come ha dimostrato in Lezioni di Estetica, la cultura moderna obbliga l’uomo a vivere:

Entro due mondi che si contraddicono […]. Da un lato vediamo l’uomo vivere nell’attualità banale e temporale di questo mondo, schiacciato dai bisogni e dalla miseria, invischiato nella materia; dall’altro l’uomo stesso che si innalza fino alle idee, al regno del pensiero e della libertà; come volontà che si da delle leggi.

Così lo Spirito e la Carne, la realtà quotidiana e il pensiero, la necessità reale e la libertà ideale, la schiavitù pratica e la potenza teorica dell’intelligenza, la vita miserabile e la regalità splendida ma fittizia dell’idea, stanno in conflitto tra di loro,
Da un secolo a questa parte, questa coscienza infelice del mondo moderno si è sempre moltiplicata e accentrata, fino a diventare insopportabile.

A questo punto, è necessario iniziare a porre un po’ di questioni.

  • Hegel ha veramente afferrato l’intero contenuto dell’esperienza umana?
  • Lo ha afferrato nel suo genuino processo?
  • E’ veramente partito dal contenuto per enucleare la forma nella sua verità?
  • Ha veramente innalzato a pensiero tutti i gradi e tutta la profondità del contenuto?
  • Senza subordinarlo ad una dorma presupposta e senza ritrarlo indietro verso un contenuto qual è immediatamente dato?
  • La Natura e la Vita non partono già con un contenuto infinitamente ricco?

La Dialettica hegeliana – prima riflessione critica

L’ambizione di Hegel coincide con l’ambizione filosofica, con la più segreta aspirazione della vita spirituale considerata come sviluppo e potenza: non escludere niente non lasciare fuori di se nulla, abbandonare e superare qualsiasi posizione unilaterale.

L’hegelismo afferma implicitamente che tutti i conflitti possono essere risolti senza mutilazioni e senza rinunce, in un esplosione di essere; essa afferma che nella vita dello spirito non c’è opzione, non c’è dilemma, non c’è sacrificio necessario.

Oggettivamente si passa per innumerevoli conflitti, ma nessuno è eterno: ogni contraddizione viene superata con un balzo in avanti dello spirito. L’hegelismo resta perciò la sola direzione nella quale si possono inoltrare e formulare un ottimismo e un dinamismo spirituale.

Oltre che una dottrina e un metodo logico, l’hegelismo è un metodo di vita spirituale ancora valido. Non proporsi una pacificazione prematura con sé e con il mondo; non dissimularsi le contraddizioni del mondo, dell’uomo, dell’individuo; anzi approfondirle, nonostante la sofferenza, perché la dilacerazione è feconda, e perché, quando le contraddizioni sono insopportabili, l’esigenza del superamento diventa più forte di ogni resistenza degli elementi che agonizzano: ecco il principio di quella vita spirituale, dolorosa e gioiosa insieme, senza confessioni, in piena chiarezza; essa dice sì al mondo, ma non soltanto sì in un’estasi cieca, dice anche no e respinge tutto ciò che si rivela sterile e moribondo.

Fenomenologia e Logica

Lo Spirito fenomenico, in relazione con un soggetto esistente, è coscienza, “la scienza della coscienza” si chiama Fenomenologia dello Spirito.

La Fenomenologia è una psicologia superiore, che considera “lo Spirito nell’atto in cui si forma e si educa nel suo concetto”, in una serie di manifestazioni che sono “momento della generazione sua da parte di sé”. La storia della filosofie e la filosofia della storia ripercorrono l’esistenza esteriore dello Spirito e le sue tappe.

La Logica, infine, è l’insieme più povero e il più ricco degli studi filosofici e scientifici.
Esso cementa saldamente la pietra dell’edificio hegeliano; è la “scienza del pensiero”, e il pensiero stesso è la determinabilità del contenuto, “l’elemento universale di ogni contenuto” per quanto operi su astrazioni, la logica dialettica è nella verità, anzi, è la stessa verità.
In ogni sfera o momento si ritrova – specificamente – il movimento logico del concetto.

L’Idea

L’identità assolutamente piena, concreta, ricca di tutte le determinazioni, è l’Idea. Nel processo dialettico essa diviene “per sé” quel che era “in sé“, cioè virtualmente, in quanto momento isolabile, esteriorizzabile, in quanto determinazione che doveva essere posta in sé, dunque negativamente, per essere successivamente negata e ricondotta nel vero infinito dell’Idea.

L’Idea ritrova se stessa nel contenuto; essa lo ha dispiegato per manifestarsi, per intrinsecarlo e concentrarlo su di sé.
Lo Spirito e l’Idea, o più esattamente, il Sapere Assoluto, sono il terzo termine supremo che comprende e risolve tutte le opposizioni e contraddizioni dell’universo mondo.

L’Idea si nega manifestandosi, alienandosi, ma si nega conformemente alla sua natura, restando se stessa anche nell’alienazione, ritrovando se stessa nel caso di un processo multiforme.

Diritto, arte, religione sono altrettante sfere distinte, altrettante strade attraverso le quali lo Spirito, arricchendosi di un contenuto sempre più alto, perviene alla conquista di sé, all’Idea.

Gradualità e Divenire

I mutamenti dell’Essere non sono dunque puramente quantitativi, sopravvive sempre una “interruzione di gradualità”, una discontinuità. L’acqua a causa del raffreddamento si fa dura a zero gradi, solo così si ha un “nascere e perire” cioè un divenire reale.

La teoria della gradualità o della pura continuità sopprime il divenire, quando suppone che ciò che scompare continui in realtà a sussistere sebbene sia impercettibile. E che ciò che nasce esistesse già, se pure sotto forma di un minuscolo germe.

Nel Divenire reale, il giusto diventa l’ingiusto e l’eccesso di virtù diventa vizio. Uno Stato che cresce quantitativamente per popolazione e ricchezza cambia la sua natura, la sua struttura, la sua costituzione; può anche crollare dall’interno proprio a causa di quella costituzione che prima della sua espansione, era causa della sua prosperità e della sua potenza.

Il movimento dialettico, detto altrimenti divenire è dunque unità del continuo e del discontinuo, e ciò presuppone salti, mutamenti di determinazioni qualitative e di grado.

Il divenire è uno sviluppo continuo, una evoluzione e insieme è disseminato da salti, da brusche mutazioni e da capovolgimenti. Ma il divenire è anche involuzione, perché porta con sé e riprende ciò da cui è partito, pur dando forma a qualcosa di nuovo.

Non esiste divenire assolutamente rettilineo. Queste “leggi dialettiche” sono l’espressione più generale e la prima analisi del divenire. Si può dire che riassumano i caratteri essenziali, senza i quali non vi è divenire, ma stasi, o, più esattamente, ripetizione “ostinata” di un elemento astratto da parte dell’intelletto.

Queste determinazioni più generali si generano le uno dalle altre, articolandosi esse stessi in un processo. La triplicità delle determinazioni dialettiche è solo un aspetto superficiale, esterno, del modo di conoscenza. In sé il movimento è uno.