La domanda se sia anteriore la contraddizione o l’identità non ha un gran peso per la Logica hegeliana. Ogni movimento è contraddittorio perché nulla si muove senza contraddizione immanente.
Lo stesso movimento è una contraddizione, e la contraddizione genera movimento. L’unità è movimento e insieme ragione di movimento.
Il Divenire è dunque la realtà suprema, che provoca necessariamente un’analisi infinita, i cui primi momenti sono l’Essere e il non Essere, l’Identità e la Contraddizione.
Non si tratta quindi della durata bergsoniana, divenire senza discontinuità e senza dramma; movimento amorfo, astratto e puramente psicologico.
Il movimento dialettico hegeliano ha una struttura interna determinata, anch’essa in movimento, il divenire è un tutto , che la Ragione Dialettica penetra con una prima intuizione.
La Logica dialettica è, a un tempo un metodo di analisi e una ricreazione del processo del reale, mediante un movimento del pensiero capace di seguire il Divenire creatore nella sua sinuosità, nei suoi accidenti, nella sua interna struttura.
Secondo la comune concezione, l’analisi dispiega tautologicamente un predicato implicito nel soggetto; se esso è fecondo (come nella scienza), spezza il soggetto e perviene a un elemento il cui rapporto con il tutto resta nel determinato. Nella logica dialettica l’elemento individuato da ogni analisi legittima è un momento del tutto.
L’analisi, nella sua opera di dissezione, produce astrazioni, ma la logica concreta conferisce loro un senso concreto, perché:
- la sintesi non esclude, ma include l’analisi;
- l’analisi è dialettica perché perviene a momenti contraddittori;
- la sintesi è analitica, perché ristabilisce l’unità già implicita nei momenti.
La Logica formale afferma: “A è A”. La Dialettica non dice “A è non A”, perché non ipostatizza la contraddizione, non sostituisce l’assurdità al formalismo.
La Dialettica dice: “A è bensì A”, ma “A è anche non A”, nella misura precisamente in cui la proposizione “A è A” non è tautologica ma ha un contenuto reale.
“Un albero è un albero” solo in quanto è quel tale albero, con foglie, fiori, frutti; in quanto attraversa e conserva in sé quei momenti del suo divenire, che l’analisi individua ma non deve isolare. D’altronde, i fiori diventano frutti, i frutti si staccano e producono altri alberi, il che esprime un rapporto profondo, una differenza che giunge fino a contraddizione.
La Logica formale dice:
- se una affermazione qualsiasi è vera, essa è e vera;
- ogni proposizione deve essere vera o falsa.
La Logica dialettica svolge queste affermazioni e dice:
- Se si considera il contenuto, qualora ci sia contenuto, una proposizione isolata non è né vera, né falsa;
- ogni proposizione isolata è superata;
- ogni proposizione fornita di contenuto reale è insieme vera e falsa: vera se superata, falsa se affermata assolutamente
La Logica formale si limita a classificare i tipi astratti di sillogismo. La Logica dialettica, determinando il contenuto, ha ben altra portata: la determinazioni più semplici si ritrovano nelle più complesse, ricavate da un analisi del processo spinta fino al momento più spoglio del contenuto, entrano a loro volta in movimento, quando la ragione le mette in relazione. Esse si articolano dialetticamente, per opposizione, e il loro movimento confluisce nel movimento totale.
Sono dunque leggi di movimento, principi direttivi per l’analisi di movimenti più complessi e più concreti. In ogni realtà concreta bisogna ritrovare:
- Negazione
- La contraddizione interna
- il movimento immanente
- il positivo e il negativo