Bisogna strappare la dialettica dal morso della sofistica, che per mera fatuità, tende a decomporre ciò che è solido e vero e giunge solo alla conclusione della vanità dell’oggetto dialetticamente trattato.
A differenza della dialettica la sofistica accetta presupposti non fondati, oscilla crogiolandosi tra l’essere e il nulla, e tra il vero e il falso presi isolatamente.
Noi chiamiamo invece dialettica il superiore momento razionale dove gli elementi che sembrano assolutamente separati, passano l’uno nell’altro, per sé stessi, mediante quell’appunto che essi sono e dove la supposizione del loro essere separati si taglia via.
Una volta connessa a una precisa coscienza della processualità del pensiero, la dialettica assume un nuovo e più alto significato. Diventa allo stesso tempo una tecnica, un’arte, una scienza:
- una tecnica della discussione diretta e orientata intimamente verso la conoscenza razionale
- un’arte di che analizza i molteplici aspetti e i rapporti tra idee e cose
- una scienza che rivela quanto vi è di vero in tutte le idee contraddittorie in cui si dibatte l’intelletto volgare
Per Hegel di trattava di salvare la Logica, forma definita mediale la quale il pensiero si afferra a qualcosa di solido. Per raggiungere questo scopo, Hegel doveva trovare il nesso tra la forma e la mutevole e cangiante realtà; e, per conseguenza, trasformare la forma della logica tradizionale. Doveva partire non da quella forma, ma dal contenuto, da quel ricco contenuto così diverso e contraddittorio, ma già elaborato da migliaia di anni di attività umana.
Quel contenuto “è già pensiero, pensiero universale”, poichè è coscienza e conoscenza; la forma logica ne fa parte, essa ne è già l’elemento più elaborato.
